[CONCLUSA] Per sempre

Raccontaci le tue storie di gioco!
Da quelle inventate alle sfide che hai intrapreso!
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archisim
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#41

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Dopo che Lestat se ne fu andato, Sephiro prese il vestito per la cerimonia che era stato accuratamente riposto nell'armadio e lo stese sul letto: il pregiato tessuto con il quale era stato confezionato era di un bianco abbagliante, e il cavaliere si chiese se tanto candore sarebbe stato sufficiente a tenere nascosta la nera cupidigia della sua anima.
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valuccia85
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#42

Sephiro sei ancora in tempo per fermare tutto e non distruggere la vita di Nova e Luce.
Luce, poverina... dev'essere distrutta dal dolore, adesso. Povera cara ;( Spero di leggere presto un nuovo episodio, bravissima!
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archisim
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#43

Volere, dovere, potere
La mattina del grande giorno tutto il palazzo era in fermento: le fanciulle si aggiustavano l'acconciatura e davano una rinfrescata al trucco, gli uomini lucidavano i gemelli sui polsini, la servitù correva indaffarata per sistemare gli ultimi dettagli, i giardinieri sforbiciavano i germogli ribelli dalle siepi.

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Anche Umi, Fuu e la principessa Luce erano state travolte dagli eventi e, prese com'erano dai preparativi, non avevano avuto il tempo di riflettere su quanto stesse accadendo, cosa alquanto positiva perlomeno per Luce la quale, perdendosi tra vestiti, accessori e regali, poteva pensare alla sua sfortunata sorte unicamente la sera quando, sola nel suo letto, fissava malinconica il soffitto, pochi minuti prima di addormentarsi stravolta dall'intensa giornata.

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Dopo un'attenta e severissima analisi, Fuu concluse che il vestito di Umi, come al solito, fosse troppo succinto, ma a nulla sarebbe valso farlo notare.
Pensò invece che Luce fosse incantevole con quell'abito e quell'acconciatura e che, man mano che la giovane principessa si faceva più donna, la sua bellezza andava eclissando sempre più quella della sorella maggiore, e non si capacitava di come l'unico a non accorgersi di quel meraviglioso fiore che stava sbocciando potesse essere giusto Sephiro.
Sembrandole poco delicate, preferì tenere per sé le sue considerazioni.

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Dopo essersi assicurate l'un l'altra di risultare assolutamente impeccabili, le tre ragazze si diressero al ricevimento, sfilando solenni scendendo lentamente le scale con i loro preziosi abiti, mentre paggi e menestrelli si fermavano ad osservarle, estasiati tale inusuale spettacolo.
***
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Il giardino che avrebbe ospitato la cerimonia era stato curato alla perfezione: ovunque erano stati piantati candidi fiori che si intrecciavano con delicate piantine di azalee e cespugli rigogliosi, due fontane scintillavano al sole, mentre nel laghetto vicino galleggiavano silenziose numerose ninfee, scelta fortemente voluta dalla regina in omaggio al casato del futuro marito.

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La mattinata era assolata e la temperatura piacevole, e non poteva essere scelto giorno migliore per celebrare un rito all'aperto, poiché il clima ideale valorizzava ancora di più la suggestione creata da quel paradiso naturale: ammirando la lussureggiante vegetazione, Luce rimase incantata dalla bellezza del giardino e, se non avesse pensato al motivo per cui era stato preparato, le sarebbe parso di vivere in un sogno.
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archisim
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#44

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Un po' alla volta stavano iniziando ad affluire i selezionatissimi invitati, tutti rigorosamente appartenenti al circolo di amicizie della famiglia reale, allorché anche le damigelle e la principessa presero posto nella prima fila di sedute a loro riservata.
Umi e Fuu non persero tempo dedicandosi subito alla loro attività preferita - quale donna ne può fare a meno - ovvero la critica selvaggia e senza pietà dell'abbigliamento di tutti i presenti.

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Naturalmente Luce non riusciva a staccare gli occhi di dosso da Sephiro: quel giorno era incredibilmente affascinante (forse più del solito).. serio, posato, così nobile vestito in alta uniforme di un bianco abbagliante, in contrasto con la folta chioma corvina che ondeggiava vaporosa alla brezza leggera.

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Mentre le fantasie di Luce erano ancora focalizzate sul bel cavaliere, l'incalzare della melodia nuziale annunciò l'arrivo della sposa: delicata ma improvvisa, come la prima luce del mattino che filtra impertinente dalla finestra e acceca la vista, apparve Nova, radiosa, avvolta dal suo vestito scintillante e da una cornice di fiori e ninfee, attirando su di sé l'attenzione di tutti i presenti.
L'abito, intessuto di gemme rare e pietre preziose, risplendeva di mille luci rendendo ancora più eterea l'immagine della regina.

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Nova, sul ritmo della musica, si avvicinò lentamente a Sephiro, il quale attendeva immobile la sua sposa, la bocca socchiusa per la meraviglia, un nodo stretto in gola per la tensione.
Quando la regina giunse accanto al suo sposo, questi le prese delicatamente le mani, e il silenzio più assoluto calò nel giardino, persino il frusciare delle foglie sembrò interrompersi per un attimo infinito, sospeso nel tempo.

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La sposa era bellissima, l'atmosfera degna della più romantica poesia d'amore, il momento perfetto.*
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#45

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Alle spalle di Nova, Sephiro scorse la figura di Lestat, giudice della sue azioni, sentinella delle sue promesse.
Il rito era probabilmente già iniziato, ma due parole soltanto echeggiavano nella mente del cavaliere... lo voglio.. lo voglio.. lo voglio.. lo voglio?
NO! Lui non lo voleva! Era così chiaro.. era così evidente! Non lo aveva mai voluto, aveva cercato di convincersi che fosse la cosa giusta, ignorare i suoi sentimenti, sposare Nova, portare a termine la missione che gli era stata imposta.. ma come poteva negare a sé stesso quanto fosse meschino verso di loro, quanto fosse.. ingiusto.. per lui..
Il nodo in gola si fece sempre più stretto, fino a prosciugargli la voce, ma ormai la coscienza gridava disperatamente la sua volontà, e un sibilo, dalle labbra di Sephiro, squarciò quel momento perfetto.

Sephiro: Non posso.

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I presenti, troppo distanti per udire quelle parole, sembravano non essersi accorti di nulla: solo Luce, alle spalle di Sephiro, rivolta verso la sorella, percepì l'ombra di sgomento che attraversò improvvisamente il volto di Nova. E in un attimo tutto si ruppe.

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La regina sentì che la terribile sensazione che l'aveva perseguitata sin dal risveglio quel giorno la stava travolgendo, il presagio di sventura prospettato dalla fata, i suoi dubbi, la sua falsa sicurezza.. lo sapeva, lo sapeva che non doveva fidarsi, che Sephiro non era sincero, ma non aveva voluto ascoltare.. e invece no! aveva voluto sperare fino all'ultimo, si era convinta , era stata imbrogliata..
Nova si coprì il volto soffocando le lacrime, non voleva guardare il suo cavaliere in quel momento, sapeva che il suo sguardo non sarebbe stato rivolto verso di lei, ma altrove.

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Mentre gli invitati, ancora avvolti da quell'atmosfera surreale, iniziavano a capire che qualcosa non andava, e bisbigliando tra loro si chiedevano cosa stesse accadendo, Sephiro si voltò terrorizzato e, come purtroppo si aspettava, scorrendo velocemente lo sguardo alla prima fila, scorse una sedia vuota.
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Luce era sparita.

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* un attacco di diabete colse improvvisamente l'autrice del diario
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archisim
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#46

Rapita
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Un improvviso scossone fece trasalire Luce, destandola dal profondo sonno a cui era stata indotta: intorno a lei, non il profumato giardino, ma quattro pareti di legno marcescente e un divanetto che odorava di muffa.
La "˜stanza" in cui si era risvegliata sembrava come in movimento e Luce era troppo intontita per accorgersi che in realtà non era la sua mente a giocargli brutti scherzi, ma si trovava su una carrozza trainata da due poderosi grifoni che sfrecciava vorticosamente nel folto della foresta.

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Mentre piano piano recuperava la lucidità, mettendo faticosamente a fuoco l'immagine davanti a sé, Luce poté constatare che non era sola all'interno della "stanza": il suo indesiderato compagno di viaggio altri non era che Lestat, il quale stava semplicemente onorando le minacce fatte al suo compagno Sephiro, dal momento che il cavaliere, con il suo comportamento "sconsiderato", non aveva mandato a monte solo il matrimonio con la regina, bensì tutta la missione a loro assegnata, poiché dopo un episodio del genere Nova, nel fortuito caso in cui avesse deciso di risparmiare la vita dello sposo mancato, non avrebbe esitato ad esiliarlo per sempre lontano da corte.

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Lestat indossava ancora gli abiti da cerimonia assumendo un aspetto quasi piacevole, e per quanto il suo comportamento fosse deplorevole - cosa di cui era pienamente cosciente - ricordandosi di essere sempre e comunque un cavaliere in presenza di una fanciulla, cercò di mostrarsi gentile e ben educato, rivolgendosi a Luce nel modo più discreto e rassicurante che poteva, per quanto la situazione lo rendesse possibile.

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Luce, cercando invece di apparire meno intimorita di quanto in realtà fosse, incalzò il rapitore per capire la situazione.
Trovandosi spiazzato - si aspettava una fanciulla tremante e intimorita che gli avrebbe offerto qualsiasi cosa pur di avere salva la vita - Lestat capì che la dolce principessa non sarebbe stata facile da gestire durante il viaggio e, non potendole rivelare nulla riguardo la loro remota destinazione, ne approfittò invece per spiegarle, seppur vagamente, il motivo per cui era stata rapita, cercando di far ricadere tutta la colpa su Sephiro, in modo che la ragazza non capisse che il suo vero nemico era proprio lui.
Mettendo al corrente la principessa degli ultimi avvenimenti, Lestat ebbe la sensazione di ottenere l'effetto opposto a quello sperato, poiché effettivamente il comportamento di Sephiro non era altro che la prova della sua integrità* morale e del suo coraggio - qualità che manda in sollucchero le fanciulle di ogni epoca - e forse anche dei sentimenti che l'amico nutriva per Luce.
Improvvisamente la carrozza si arrestò in una piccola radura, e i passeggeri scesero all'aperto, nel cuore della foresta, fitta di rovi.
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#47

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Osservando la difficoltà con cui Luce era riuscita a scendere la cedevole scaletta della vettura, Lestat si rese conto di quanti dettagli erano stati trascurati nel progetto del rapimento, in primis come attraversare tutto il regno con una principessa, conosciuta in ogni dove e decisamente appariscente, sia come aspetto sia come abbigliamento, senza che nessuno rivelasse la loro posizione o prendesse iniziative da eroe, forse per guadagnarsi la ricompensa per il ritrovamento.

Lestat: Sarà meglio che ti cambi, così vestita attireresti troppo l'attenzione, e io non voglio curiosi lungo il viaggio. Oltretutto ci troviamo nella Foresta dei Silfi, e camminare anzi, correre con addosso quella palandrana non è comodo. E lo dico a mio svantaggio, ma ho l'ordine di consegnarti viva, o al massimo agonizzante, non a brandelli. Sulla carrozza c'è una valigia con qualche camicia, ne troverai senz'altro una che ti aggrada, in caso contrario, puoi viaggiare nuda, noi non ci formalizziamo.

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Il "noi" prendeva in considerazione, oltre a Lestat, anche un losco figuro che era sceso silenziosamente dalla parte anteriore della carrozza, il quale aveva fatto da cocchiere per il viaggio e si rendeva quindi complice del rapimento.
Mentre Lestat si cambiava fugacemente d'abito, Luce fece così la conoscenza di un personaggio decisamente insolito ai suoi occhi, un uomo non educato a rivolgersi con riverenza a una principessa, incurante dell'etichetta: il suo abbigliamento sembrava essere molto elegante ma per nulla sobrio, i vestiti sgualciti e impolverati, il tutto completato da un impertinente cilindro realizzato in uno strano tessuto.

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Anche il suo aspetto non era per nulla curato: la barba lasciata incolta, i lunghi capelli biondi sciolti disordinatamente sulle spalle.
Quello che colpì Luce, sebbene su un uomo fosse abituata a vedere le impeccabili uniformi di corte e si trovò quindi un po' in imbarazzo nell'osservare tale trasandatezza, fu però lo sguardo impassibile e opaco del cocchiere, che la fissava inespressivo, anzi quasi disgustato - forse non gradiva il rosa? - senz'altro infastidito dalla sua presenza.

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Mentre Luce fu fatta risalire sulla carrozza per trovare qualcosa di più comodo da mettersi addosso, i due uomini iniziarono a confabulare tra loro poco lontano, in modo che Luce non potesse ben intendere tutto ciò che dicevano.

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In realtà il cocchiere era preoccupato perché i due grifoni alati che li avevano fino a quel momento trainati mostravano evidenti segni di stanchezza - poco prima di fermarsi aveva appena fatto in tempo a virare evitando così di impalarsi contro un albero - e il primo luogo dove avrebbero potuto trovare riparo era molto vicino alle dimore dei Silfi, i quali non avrebbero di certo gradito la loro presenza.
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archisim
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#48

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I due uomini stavano ancora decidendo come passare la nottata, quando Luce, cambiatasi d'abito, scese nuovamente dalla carrozza per assicurarsi che i suoi rapitori non stessero discutendo sulla maniera più gustosa per cucinarla.
Nella valigia indicatagli aveva potuto trovare solo logori abiti maschili, e l'unico capo d'abbigliamento che non cadeva a brandelli era una delicata camicia con un ricamo floreale sul davanti; una volta indossata però, si era resa conto troppo tardi che la veste improvvisata le copriva a malapena le cosce e, mancando dei bottoni, era piuttosto scollata sul décolleté.
Vedendola così, Lestat si chiese se la coperta che si trovava in vettura potesse essere nascosta sotto il sedile.
Il cocchiere pensò quella camicia era davvero orribile, interrogandosi sul motivo per cui Lestat si portasse in valigia abiti quantomeno equivoci.
Luce pensò che un abbigliamento meno succinto le avrebbe reso più tranquillo il viaggio e rimpianse amaramente il suo scomodo ma avvolgente abito da cerimonia.

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Sperduta nella foresta, in balia di due loschi individui e di misteriose creature chiamate Silfi, Luce si chiese se il peggio che le potesse capitare fosse davvero essere usata come cena.
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#49

Sotto un’altra Luna
Dopo aver trovato un nascondiglio per la carrozza in una radura appena poco discosta dal sentiero principale e foraggiato gli stanchi grifoni, Lestat, il cocchiere e Luce si addentrarono tra gli alberi, alla ricerca di un riparo per passare la nottata, in attesa che anche i due traini alati recuperassero vigore per il lungo viaggio.
Nell'intricato groviglio di rami, foglie e rovi, Lestat guidava il gruppo, facendosi strada a mani nude scostando ramoscelli irti di spine e scrutando lontano nell'oscurità ogni ombra sinistra.

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Dietro il cavaliere veniva Luce, la quale seguiva difficoltosamente, ma con fiducia, i passi di chi la precedeva, temendo di finire in un fosso o inciampare rotolando tra le ortiche.
A chiudere la fila, sebbene distratto dall'ancheggiare di colei che gli camminava di fronte, era il cocchiere, il quale voltandosi più e più volte per cercare di memorizzare la strada, si accorse troppo tardi che ormai il sentiero era smarrito e la fitta vegetazione sembrava richiudersi su di loro man mano che il gruppo procedeva, trasformando il cammino appena percorso in una indefinita macchia scura in lontananza.

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Malgrado le difficoltà, Lestat sembrava invece procedere sicuro, quasi avesse una meta precisa: in realtà il suo slancio era esaltato dal bagliore della Luna che, quando le cime degli alberi più alti si diradavano, illuminava il cammino davanti a lui, quasi fosse un faro ad indicargli la strada.

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Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito.
Lestat sorrise tra sé e sé, molte volte aveva udito questa frase, il motto preferito della sorella, e ora quelle parole, insieme alla tonda faccia bianca che si stagliava nel cielo, gli infondevano coraggio e un senso di sicurezza, come fosse segno di buon auspicio.

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Proprio in quel momento il cocchiere sussultò: con la mano, scostando un cespuglio, aveva accarezzato una superficie inaspettata, non un tronco nodoso ma un legno levigato, che, sebbene ormai rinsecchito e ricoperto di muschio, non era altro che il piano di un tavolo completo di sedie, ancora ordinatamente predisposte per accogliere dei commensali.

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A poca distanza un divano e un caminetto, completamente invasi dalla vegetazione e ormai in stato di avanzata marcescenza, testimoniavano la presenza di quello che un tempo doveva essere un accogliente tinello.
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#50

Luce, incredula, si interrogò sull'insolito arredamento, così Lestat poté spiegare alla principessa che, per evitare i posti di blocco della guardia reale che sorvegliavano le vie di accesso alle terre dei Fiori, il cocchiere li aveva condotti attraverso le foreste che costeggiavano le tristi valli di Acquaneve, territorio devastato dalla lunga guerra tra i due casati.
I boschi circostanti, grazie alla fitta vegetazione, avevano a quel tempo costituito un rifugio sicuro per i popoli di elfi e fate che avevano dovuto abbandonare la propria casa ed i propri averi, ricostruendo delle piccole abitazioni di fortuna intrecciate con i secolari alberi che avrebbero però salvato loro la vita.

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Il trio decise che era inutile proseguire oltre: erano ormai stremati per la lunga e faticosa camminata e anzi, probabilmente si erano addentrati anche troppo nella boscaglia tanto da perdere la strada del ritorno; concordarono quindi che accamparsi in quella radura "attrezzata" non avrebbe senz'altro potuto peggiorare la situazione.
Mentre i due uomini procedevano in un fugace giro di ricognizione per accertarsi dell'assenza di animali molesti, Luce raccolse dei ramoscelli secchi caduti nelle vicinanze e con estrema abilità riuscì in pochissimo tempo ad accendere un piccolo fuoco all'interno del camino abbandonato.

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Lestat, vedendo Luce che si dava da fare malgrado la sua situazione di "ostaggio", ne rimase impressionato: mai avrebbe immaginato quella fragile creatura affondare le candide mani nella fuliggine e accendere un fuoco in così breve tempo.. le principesse non passavano il tempo a mutilare margherite e sospirare d'amore?
Poiché non era così svagata come dava a vedere, Luce aveva già notato lo sguardo stupito da parte del cavaliere, e non esitò a precisare che il fuoco avrebbe riscaldato anche lei, di certo non era stato acceso in segno di ricnoscenza per i suoi rapitori.

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Il tono di Luce era deciso, per nulla impaurito, e questa sua fermezza, più di qualunque altra cosa avrebbe fatto in seguito la principessa, spiazzò Lestat: a guardarla così, un po' arruffata, intimidita per l'abbigliamento poco consono, esile e indifesa.. veniva quasi voglia di.. stringerla a sé?!
Temendo di non riuscire più a controllare l'insano istinto di protezione che lo stava assalendo, Lestat decise di dare un ultimo sguardo ai dintorni prima di tentare di riposare per qualche ora.
Una strana inquietudine non lo lasciava tranquillo: dopo anni di combattimenti e duelli, la sua percettività si era acuita, permettendogli di sviluppare anche un sesto senso molto spiccato, e in quel momento proprio il suo sesto senso lo faceva sentire osservato.

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Scrutando nella boscaglia, per un attimo gli sembrò di intravedere una piccola sagoma fugace, ma non udendo alcun suono sospetto, si convinse che era stato uno scherzo degli occhi annebbiati dalla stanchezza.
Mentre Luce si era autonomamente conquistata la posizione più comoda su un divanetto sgualcito poco distante e dormiva già profondamente, Lestat e il cocchiere trascinarono due seggiole accanto al camino per riscaldarsi e cercare di mantenersi svegli a vicenda.

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