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archisim
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Messaggioda archisim 18 gen 2018, 12:00

Si erano quasi completamente assopiti al tiepido calore del fuoco, quando improvvisamente trasalirono entrambi ad un forte fruscio di fogliame generatosi poco distante.
Proprio ai loro piedi, una figura spettrale stava emergendo minacciosa dal terreno, e il suo sguardo, due vacue fessure fiammeggianti, aveva un qualcosa di malefico.

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Messaggioda archisim 4 feb 2018, 16:42

S'i fosse foco

Dal fitto fogliame emersero lentamente uno ad uno quattro piccoli figuri dalle fattezze fanciullesche, il cui corpo però non aveva consistenza umana ma sembrava piuttosto inconsistente e leggero, ed era possibile vedervi attraverso: questo era l'aspetto di un silfo, creature millenarie che un tempo vivevano in pace nei boschi, nutrendosi di animali giusto quanto era necessario per sopravvivere.
Il loro spirito si era corrotto, e la loro fame acuita, in seguito alla sanguinosa guerra che aveva sconvolto le loro terre: a quel tempo nei boschi si erano rifugiata la popolazione che aveva dovuto abbandonare le proprie case, ma anche fuggitivi, feriti e disertori, per cui la "carne" era diventata improvvisamente più abbondante e l'odore del sangue aveva inebriato i sensi dei silfi che da allora avevano iniziato a nutrirsi voracemente di tutto ciò che attraversava quei boschi.

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Lestat e il cocchiere, alla vista di quella spettrale apparizione, si chiesero come quattro piccoli bambini che avevano tutta l'apparenza di fantasmi avrebbero potuto affrontare due uomini in carne ed ossa, anche particolarmente vigorosi.
Ma la loro spavalderia venne presto disattesa in quanto i quattro silfi si gettarono su di loro con una foga incredibile e la loro forza era di gran lunga superiore di quanto i due 'uomini vigorosi' si aspettassero, e in men che non si dica furono atterrati e sopraffatti.

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La situazione stava per degenerare, Lestat e il cocchiere cercavano di liberarsi con tutte le loro forze ma gli aggressori, sebbene in difetto per statura, erano agili e in maggioranza numerica, e i piccoli denti aguzzi degli affamati esserini sprofondavano ora nella coscia ora sul fianco di quello che di lì a poco sarebbe potuta diventare la loro cena (Luce probabilmente avrebbe fatto da dessert).

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Mentre i famelici silfi stavano già pregustando il sapore salato e pungente della carne umana, un'altra creatura dei boschi, altrettanto agile ed agguerrita, piombava alle loro spalle: era una donna vestita di pelli di animale e con le braccia e il collo adorni di braccialetti fatti di piccole ossa ricurve e una grossa collana composta da denti di una discreta dimensione (ottenerli non doveva essere stato facile..).
Brandiva saldamente un piccolo pugnale e le incrostazioni di sangue rappreso su di esso lasciavano intuire che sapesse bene come usarlo.

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Legata in due strette code che le tenevano libero il volto dai capelli durante la lotta, la sua chioma rossa squarciò la notte come un tizzone ardente che saetta improvvisamente lontano dal fuoco, quando la donna balzò dal tavolo con uno scatto energico, piombando sopra il primo silfo che le si trovava davanti, il quale ebbe solo il tempo di mollare la presa (in questo caso il ben tornito - mmm appetitoso - braccio del cocchiere) e impiegare tutti gli arti disponibili per difendersi dall'attacco.

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La ragazza saltò da un silfo all'altro con una velocità impressionante, atterrandoli tutti senza che avessero il tempo di opporre la minima resistenza: sferrato ad ognuno un poderoso colpo per stordirli, attese il primo dei quattro che le si rifacesse sotto, e non appena uno dei silfi fece per contrattaccarla, piombò sul malcapitato e iniziò con lui una lotta impari dove il "povero" silfo dovette incassare una sonora sconfitta.
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Messaggioda archisim 4 feb 2018, 16:43

Mentre l'agguerrita fanciulla distribuiva ad ognuno la sua dose di batoste, uno dei quattro silfi, non avendo intenzione di rinunciare a una cena così squisita, furtivo, approfittando della confusione, aveva agganciato Lestat che giaceva ancora a terra stordito e mordicchiato, e tentava di trascinarlo al riparo nella fitta boscaglia, dove il cavaliere, impedito dai rami e dal groviglio di rovi, non avrebbe avuto più possibilità di sfuggire alla sua sfortunata sorte.

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Luce, che fino a quel momento aveva assistito inerme all'aggressione (effettivamente il tutto si era svolto in pochissimi secondi, l'attacco dei silfi e poi la rossa inferocita, e Luce, abituata alle atmosfere rilassanti e a massicce dosi di camomillo, non aveva riflessi molto scattanti) vedendo Lestat - il suo rapitore! - in seria difficoltà, quasi d'istinto si mosse verso di lui, e senza rendersene conto sferrò al silfo un incredibile destro che lo mandò lungo e disteso a terra, costringendolo a abbandonare la sua cena, che nel frattempo giaceva ancora sbalordita ai piedi della principessa.

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I quattro silfi, avendo - di gran lunga - la peggio, se la diedero a gambe disperdendosi nella boscaglia, scomparendo silenziosamente, così come erano apparsi poco prima.
Sola, senza nemmeno fare uso del pugnale, la rossa scatenata aveva messo in fuga i cannibali salvando così le masse adipose dei due uomini, che senza quel provvidenziale intervento avrebbero invece saziato per svariate settimane le creature affamate.
La misteriosa ragazza, dopo essersi ripulita dalle erbacce che le si erano appiccicate addosso e ricomposta accuratamente, sfoderando un sorriso smagliante salutò i presenti, e in particolare il cocchiere.

Rossa scatenata: Da quanto tempo, Aron! Quale misfatto ti porta da queste parti oggi?

Il cocchiere - conosciuto appunto come Aron, diminutivo del nome - si limitò a sorridere a sua volta, distogliendo lo sguardo e arricciando il volto in una smorfia tra il divertito e l'insofferente; evidentemente tra i due doveva esserci, o esserci stata, una certa confidenza.

Aron: Lesta, principessa, questa rossa indemoniata è Rosa. Rosa, lui è ser Lestat, dovreste esservi già "visti" qui nei dintorni; lei è la principessa Luce dei Ciliegi. Il mio misfatto odierno è lei.
Rosa: Non avevo dubbi che frequentassi ancora certe compagnie, ma accompagnarti addirittura ad una principessa, questo è un salto di qualità Aron!


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Mentre il cocchiere e la "rossa indemoniata" continuavano nel loro colorito scambio di convenevoli, anche Luce e Lestat si ricomponevano.
Quando la principessa gli passò con lo sguardo basso e un filo di voce, Lestat sussurrò qualcosa a Luce.
A Luce parve di riconoscere tra le parole del cavaliere un "˜grazie", ma non ne fu mai sicura.

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Messaggioda archisim 4 feb 2018, 16:44

Il cocchiere e Rosa avevano convenuto che, viste le circostanze, sarebbe stato più sicuro passare la notte altrove, lontano da quella parte dei boschi dove centinaia forse migliaia di silfi non aspettavano altro che il passaggio di un animale che aveva perso il branco o un pellegrino solitario, oppure un trio di viaggiatori stanchi e sprovveduti con cui riempirsi lo stomaco.
Il piccolo gruppo, facendosi strada nel groviglio di rami, si incamminò verso una destinazione ignota, di cui solo Rosa era a conoscenza, ma che a suo dire sarebbe stata sicura.

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Dopo un indefinibile lasso di tempo, dopo una indefinibile quantità di rami rovi e cespugli, Rosa disse che erano arrivati.
Varcato un piccolo arco dove improvvisamente era comparso un muro, prima ben nascosto dal fogliame, nella fittissima boscaglia si apriva una macchia di vegetazione più bassa e rada, dove qua e là crescevano anche piccoli gruppi di fiori e delicate piantine dai colori surreali.
Era quello l'unico accesso agli altrimenti inaccessibili territori controllati da Rosa e la sua gente, dove tutto intorno una invisibile schiera di occhi attenti vigilava da ogni albero, impedendo a qualsiasi essere vivente, in fin di vita o già morto, di avvicinarsi alla zona protetta.

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Attraversato un fatiscente ponticello che scalvacava un ruscelletto torbido, si apriva quindi una distesa di erba secca, dove in alcuni punti strategici erano posizionate quelle che, se quella doveva essere una gigantesca "casa" all'aperto, potevano essere identificate come le diverse stanze che al componevano: laggiù, all'ombra di un albero basso, un piccolo salottino dove tavolini e sedie erano composti da pietre disposti a cerchio, poco distante delle grosse ceste radunate insieme e affondate in parte nel terreno, del mobilio di fortuna e un enorme scoppiettante fuoco rappresentavano dispensa e cucina.
Intorno al fuoco erano radunate diverse sedute improvvisate, e una di queste era occupata da una graziosa fanciulla dalle luminose ali di farfalla.
In un primo momento Luce pensò si trattasse di Ametista: d'altra parte era l'unica fata con cui la principessa avesse mai avuto a che fare, e la somiglianza le parve eccezionale quando notò che anche la ragazza possedeva una lunga chioma color pervinca e grandi occhi della medesima sfumatura.
Avvicinandosi al focolare, Rosa e la fata si salutarono calorosamente, mentre i tre "ospiti" si distribuivano tutt'attorno per riscaldarsi.

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Luce non sapeva spiegarsi il perché, ma lì, seduta accanto al fuoco, circondata da perfetti sconosciuti, donne selvagge e uomini di malaffare, persa chissà dove nel cuore della foresta e vestita di niente, per la prima volta un pensiero le aveva attraversato la mente, aveva avuto la sensazione di essere padrona del proprio destino, sotto il cielo che ormai si colorava del rosa delicato dell'alba.
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Messaggioda archisim 4 feb 2018, 16:52

Nuove vite

Dopo il fallimento del matrimonio e la sparizione della principessa Luce, la vita a palazzo si era come interrotta.
Il giorno della cerimonia, nella confusione generale, mentre tutta la corte, ancelle, paggi, giardinieri, setacciavano ogni stanza e ogni angolo del castello alla ricerca della principessa o di una sua traccia, anche Sephiro e Lestat erano scomparsi, e tale assurda coincidenza aveva fatto subito sospettare del loro coinvolgimento nel rapimento, gettando Nova nello sconforto, memore dell'avvertimento della fata Ametista, e facendola sprofondare nell'abisso del senso di colpa.
Da allora nessun suddito o mercante o altro ospite aveva più messo piede a palazzo, gran parte della servitù non aveva più un'occupazione dal momento che la regina si sceglieva da sola i propri abiti (senza nemmeno commissionarne di nuovi), e non passava più intere mattinate a farsi acconciare e truccare, poiché le visite erano state tutte cancellate.

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Mentre un tempo Nova era solita passeggiare tra stanze e corridoi, annotando mentalmente questo o quell'ornamento da far pulire, restaurare, comprare o dare in beneficienza, ora era quasi impossibile incrociarla al di fuori delle proprie stanze, poiché passava lì la maggior parte del tempo, sola.
I pasti ultimamente le erano sempre serviti in camera, e solo la sera al tramonto, non vista, usciva dai suoi appartamenti e si recava nella stanza di Luce, riordinava qualcosa, rileggeva e rileggeva qualche appunto del diario che la sorella ogni tanto aggiornava, e giaceva immobile per ore sul suo letto, fino ad addormentarvisi.

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Un giorno Fuu, mentre effettuava il tour mattutino per le varie stanze - ormai il mantenimento/autogestione del palazzo era delegato in toto alla servitù - vedendo Nova ancora coricata sul letto della sorella, provò una gran pena per lei e, sebbene nell'ultimo periodo la regina fosse decisamente intrattabile, provò a svegliarla dolcemente, per sapere se avesse bisogno di qualcosa.
Una volta sveglia, Nova si alzò, e senza dire una parola, senza nemmeno guardare in faccia Fuu, si ricompose, riassettò il letto e si mise a controllare lo stato di una pianticina fiorita lì accanto in un vaso.
Fuu rimase profondamente scossa dall'atteggiamento della regina e in particolar modo dal suo sguardo vacuo: gli ultimi avvenimenti dovevano averle provocato una sorta di profondo shock emotivo, per cui il suo corpo sembrava muoversi come un involucro senza anima, ripentendo di giorno in giorno le stesse azioni, precludendo qualsiasi contatto umano.

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Nel tentativo di risvegliarla da questo torpore apparente, Fuu cercò di parlare alla regina, ma a nulla valsero le carezzevoli parole e i modi amorevoli dell'ancella: senza proferir parola, con un gesto stizzito, Nova fece cenno di uscire, per scoppiare in un pianto sommesso e disperato non appena l'ancella ebbe lasciato la stanza.

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Messaggioda archisim 4 feb 2018, 16:52

Quel pomeriggio Fuu decise che doveva fare qualcosa, ma non poteva farlo da sola, e la prima cosa a cui pensò fu ritrovare Umi.
Infatti, poco tempo dopo i suddetti spiacevoli avvenimenti, un'altra scomparsa inspiegabile avvenne a palazzo: un giorno Fuu, passando come tutte le mattine a svegliare l'amica, trovò il letto rifatto e la stanza vuota.
In un primo momento Fuu andò su tutte le furie, domandandosi come Umi, in un momento di così grande sconforto per tutti, potesse indifferentemente continuare le sue clandestine frequentazioni maschili al di fuori del palazzo.
Quando l'ancella non ricomparve nemmeno dopo svariati giorni, la preoccupazione prese il posto dello sdegno.
Finché era la regina a supervisionare l'andamento degli affari di corte, anche gli spostamenti della servitù erano strettamente disciplinati, ma ora che Nova non era più in grado di sovraintendere, Fuu decise che era arrivato il momento dei prendersi alcune libertà.

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Prima di essere assunta come dama di compagnia, Umi, unica figlia di una coppia di ricchi mercanti di frutta caduta in disgrazia, aveva vissuto in una modestissima casupola ai piedi delle montagne, e lì si diresse Fuu, in cerca di risposte.
Così come aveva sperato, Fuu trovò la ragazza in giardino, intenta a raccogliere frutta da un albero.

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Malgrado gli abiti consunti e le gocce di sudore che le brillavano in fronte, Umi aveva un aspetto sano e radioso e, senza trucco e coi capelli raccolti in un disordinato chignon, sembrava ancora più bella che nella pomposa tenuta di corte.
Sentendo l'erba frusciare alle sue spalle, Umi intuì l'avvicinarsi di una presenza estranea: girandosi preoccupata, provò un immenso sollievo nel constatare che si trattava della sua cara amica Fuu, e il suo viso si illuminò in un sorriso accogliente.
Anche Fuu fu (LOL) contenta di poter vedere con i propri occhi che l'amica era in buona salute e non le era successo nulla di spiacevole, e a quanto pare non era stata costretta ad allontanarsi da corte con la forza ma lo aveva fatto di sua spontanea volontà.
Per l'arguta ancella non ci volle molto a capire il motivo per cui Umi fosse sparita improvvisamente da palazzo: la veste leggera non poteva infatti nascondere l'ormai evidente rotondità del suo ventre che Umi mostrò subito dopo all'amica, accarezzandolo con delicatezza.

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Dopo i primi attimi di imbarazzo, vedendo che Umi sembrava felice del suo nuovo stato interessante, Fuu potè profondersi in complimenti per la futura mamma e gridolini di gioia tipici di quegli esemplari di sesso femminile che non hanno ancora provato l'ebbrezza di portare un pancione a spasso.

Umi: Sono felice che tu sia venuta fin qui.. so che ti aspettavi di non trovarmi sola.. e in un certo senso hai avuto ragione..
Fuu: Oh Umi mi vergogno solo ad aver pensato per un solo momento certe cose di te..
Umi: Non importa me lo merito.. la mia condotta a palazzo non è mai stata esemplare.. ma ora sta calando il sole e si sta facendo buio, vieni, entriamo, così mi dirai cosa ti porta qui, e spero mi porterai delle buone notizie da palazzo.. Luce è stata ritrovata?

Il silenzio sommesso di Fuu lasciò intendere la risposta.

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Una volta entrate nella piccola ma accogliente casupola, Umi riscaldò del Camomillo fatto in casa e attizzò il fuoco per creare un po' di tepore e mettere a proprio agio l'ospite.
Nulla ormai restava della frivola ragazza che passava da un uomo all'altro con la facilità con cui si cambia un abito, incurante dei doveri di una dama di compagnia e di tutto ciò che non la riguardasse direttamente.
Dopo che entrambe si furono raccontate come avevano passato l'ultimo travagliato periodo, Fuu prese coraggio e chiese all'amica ciò che quest'ultima si aspettava sin dal principio.
Fuu: Umi.. il padre del bambino è... Lestat?

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Umi sospirò assorta, e domando con destrezza i tizzoni scoppiettanti nel fuoco, raccontò a Fuu di come la mattina stessa del matrimonio non si era sentita bene e aveva avuto una forte nausea, ma aveva imputato il malessere all'ansia per l'imminente evento.
Poi i concitati avvenimenti successivi le avevano fatto sempre attribuire i suoi disturbi alla drammatica situazione verificatasi, finché una sera dopo l'ennesimo malessere, controllando il calendario, era risalita all'origine delle sue nausee.
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Messaggioda archisim 4 feb 2018, 16:52

In fretta e furia aveva riempito una piccola sacca con i pochi oggetti che avevano per lei un valore affettivo, e la notte stessa era scivolata fuori da palazzo, rubato un cavallo con la complicità dello stalliere, ed era fuggita.
Da allora aveva tirato avanti un po' da sola, un po' con l'aiuto dei contadini vicini che di tanto in tanto le portavano della verdura fresca o un po' di riso, assicurandosi che lei e il bambino stessero bene.
Era decisa più che mai a portare a termine la gravidanza, per cui seguiva attentamente i consigli alimentari del "medico" del villaggio e per tenersi in forma faceva lunghe passeggiate in compagnia delle altre donne che la avrebbero poi assistita quando sarebbe arrivato il giorno del parto.
Ogni sera prima di coricarsi pregava per il suo bambino e per Luce, sperando di non essere svegliata il giorno successivo dalle guardie inviate da palazzo.

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A questo pensiero il viso di Umi si oscurò, e guardando Fuu si chiese se quest'ultima avrebbe potuto tradirla e riferire della sua situazione.
Cogliendo le preoccupazioni negli occhi di Umi, Fuu fece capire che il suo segreto era al sicuro, e per nessuna ragione al mondo, nemmeno sotto tortura, avrebbe potuto rivelare dettagli che avrebbero messo in pericolo la sua vita o quella del bambino.
Sollevata dalla lealtà dell'amica, Umi si lasciò andare in un caloroso abbraccio, prima di congedarsi per la stanchezza, mentre Fuu riprendeva la via per il palazzo, assorta in mille nuovi pensieri.

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Messaggioda archisim 20 feb 2018, 12:10

Verità nascoste

Dopo la concitata serie di eventi che si erano rapidamente susseguiti, il matrimonio fallito, il rapimento, la fuga e l’aggressione, Luce, Lestat e il cocchiere Aron erano completamente sfiniti, e nemmeno la quiete apparente che aleggiava nel campo dove viveva Rosa, la rossa cacciatrice che li aveva salvati dai silfi, poteva dare sollievo ai loro corpi esausti.

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Anche se il tiepido sole del mattino faceva ormai capolino dal fitto fogliame della boscaglia, i tre ospiti dell’accampamento desideravano solo chiudere gli occhi e riposare, anche solo per un istante: i segni della stanchezza erano così evidenti che Rosa non ci mise molto a capire che di lì a poco tutti e tre sarebbero crollati per terra, perciò condusse il trio verso una parte isolata della radura, dove in mezzo a una sempre più intricata rete di rami e cespugli spuntava appena visibile quella che doveva essere una grotta scavata nel terreno, chiusa da una porta di legno intagliato.

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Seguita da Luce e dagli altri, Rosa oltrepassò l’ingresso della caverna che dava su delle ripidissime scale che scendevano giù in profondità, fino ad un punto in cui il terreno doveva essere stato battuto e le pareti ripulite dal muschio: lì qualche metro sotto terra si apriva un atrio ricavato tra le rocce e illuminato dalla luce fioca di una candela tremolante.

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In una delle pareti dell’atrio era stata ricavata una grossa apertura ad arco, i cui stipiti erano stati resi meno cedevoli da materiali di fortuna come pezzi di metallo piegato, fango e legni inchiodati.All’interno, sebbene invasa qua e là da piante e piccoli insetti, una piccola grotta era stata approssimativamente rassettata, e lungo il perimetro della paglia ammucchiata lasciava intendere che quella fosse la ‘stanza’ adibita al riposo.
Mentre luce osservava titubante il terreno umido e brulicante di vita sotto la paglia e sotto i suoi piedi, Lestat, forse abituato a giacigli persino peggiori, si era già messo a proprio agio e stava ordinatamente disponendo i propri abiti su delle assi già probabilmente adibite a stendipanni.Luce sbirciò incuriosita la perizia con cui Lestat ammonticchiava gli abiti uno alla volta sui legni, chiedendosi un po’ preoccupata – o no? - se si sarebbe denudato completamente o se prima o poi avrebbe interrotto lo spogliarello.Con sollievo per Luce – o no?? – Lesat decise che per rispetto alle signore presenti sarebbe stato meglio tenersi addosso almeno i pantaloni

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Mentre il cavaliere stava cercando un posto isolato per esiliare i maleodoranti stivali, all’ingresso della stanza si presentò Aron, il quale si era già liberato dei vestiti superflui e sfoggiava con disinvoltura la sua tenuta da notte: aveva ancora indosso la camicia ricamata dai colori vivaci, mentre sotto, levati i pantaloni, portava dei buffi mutandoni di cotone arricciati sul ginocchio; inoltre, senza il cappello che gli conferivano un’aria più solenne, i capelli biondi e lisci, lunghi oltre le spalle, lo facevano sembrare un damerino, anche un po’ effeminato.

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Messaggioda archisim 20 feb 2018, 12:13

Colti alla sprovvista, Luce e Lestat non poterono trattenersi e scoppiarono entrambi in una risata fragorosa, dimenticando per un attimo i loro rispettivi ruoli di vittima e carnefice, giungendo quasi alle lacrime da tanto era buffa la tenuta notturna del cocchiere.

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Essendo parecchio suscettibile, Aron ingnorò – fece finta di ignorare.. – lo sfottò e si sdraiò sul mucchio di paglia che gli era sembrato più asciutto.Le regole della galanteria avrebbero imposto di far scegliere per prima Luce, ma in quel momento Aron era terribilmente in imbarazzo e per di più irritato, e il modo più semplice di prendersi la sua piccola rivincita gli era sembrato quello di accaparrarsi il giaciglio più accogliente.Dopo essersi accomodato, simulando estrema comodità e soddisfazione (in realtà il letto di paglia era talmente sottile che dormire direttamente sul pavimento sarebbe stato la stessa cosa) augurò la buonanotte e sprofondò incurante in un sonno forzato.Subito dopo anche Lestat e Luce, ancora sogghignando, si accomodarono su un cumulo di paglia e provarono a prendere sonno.

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Ma il pavimento era freddo e umido, la paglia pungeva e riuscire ad addormentarsi, malgrado l’estrema stanchezza, sarebbe stata impresa estremamente dura: Luce si girava e rigirava cercando una posizione più comoda quando, spostandosi su un fianco, urtò con il braccio qualcosa nascosto sotto la paglia.

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Scostando alcuni fuscelli, Luce si accorse che quello che aveva urtato era un vecchio libro dalla copertina consunta: sebbene molto rovinata, sulla prima pagina si leggeva ancora il titolo “Cronache di guerra”.Tra i libri che Luce aveva dovuto leggere durante i suoi studi, ne ricordava proprio uno dal medesimo titolo, ma così all’apparenza, sfogliando alcune pagine ed esaminando la copertina, non sembrava proprio trattarsi dello stesso volume, bensì una edizione completamente diversa.

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Aprendolo, la principessa iniziò a leggere qualche riga per capire se si trattasse dello stesso libro, ma fu subito interrotta dalla fata amica di Rosa, il cui nome era Alysis, che era scesa nella gotta per sincerarsi delle condizioni degli ospiti.

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Alysis: E’ meglio che tu non legga quel libro, potrebbe distruggere tutto ciò in cui hai sempre creduto. Luce, molto turbata, chiuse istintivamente il libro, ma poi, incuriosita, chiese alla fata come un semplice libro avrebbe potuta sconvolgerla così profondamente.La fata spiegò quindi che quello che lei aveva trovato non era un comune libro di narrativa, ma raccontava con estrema precisione i tristi avvenimenti riguardanti la sanguinosa guerra di Acquaneve che aveva visto fronteggiarsi il casato dei Fiori e il casato della Pietra, avvenimento che aveva ulteriormente e insanabilmente fomentato l’odio già esistente tra i due schieramenti.

Alysis: Se proprio vuoi, ma ti consiglio di pensarci bene, posso raccontarti io la storia, qui tra la mia gente tutti conoscono ogni singola parola di quel libro, non c’è nessuno che non lo abbia letto almeno una volta nella vita.


Luce, seppur titubante, si lasciò vincere dalla brama di sapere, e chiese gentilmente alla fata di narragli tutta la vicenda.
Nel frattempo anche Lestat si era risvegliato e, sebbene conoscesse già la storia, prese una posizione più o meno comoda e si predispose anch’egli ad ascoltare la fata, che iniziò a raccontare la sua storia.

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Alysis: Tutto ebbe inizio in una notte fredda e buia: la Luna mostrando la sua falce d’argento illuminava a malapena il sentiero..
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Messaggioda archisim 20 mar 2018, 19:23

C'era una volta una principessa che cavalcava alla luce della Luna...

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La Luna, mostrando la sua falce d’argento, illuminava a malapena il sentiero,
mentre cinque cavalieri, sperduti nella notte, affidavano la vita al proprio destriero.
Avanzando alla cieca, posando gli zoccoli incerti tra rovi e aghi di pino,
forse il cavallo, forse il destino, condusse i dispersi ad un decadente mulino.

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Stanchi del viaggio, indeboliti dai molti patimenti,
decisero di far riposare laggiù le terga dolenti.
Fin qui nulla di più banale: mercenari affaticati in cerca di un po' di quiete,
non fosse che dal possente purosangue smontò invece una fanciulla tutto pepe.

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Emeraude era il nome della fanciulla tanto avvenente quanto ardita,
e di zuffe, combattimenti e notti brave era composta la sua vita,
sebbene quello che le scorreva nelle vene fosse sangue reale,
nè la compagnia, nè la favella, nè il portamento avevano in lei nulla di regale.

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Per primo l’esploratore, svolgendo la sua mansione,
si introdusse in quella decrepita, sinistra magione:
“Qui mi sembra tutto in ordine”, disse,
attendendo che il resto della compagnia lo seguisse.

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