I quattro colori di Hogwarts

Raccontaci le tue storie di gioco!
Da quelle inventate alle sfide che hai intrapreso!
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§HermioneSims§
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#211

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Randall: buongiorno, Signora Smith.
Sig.ra Smith: Ehi Randall! Quando siete tornati?
Randall: qualche minuto fa. C’è Victoria?
Sig.ra Smith: certo, te la chiamo subito. (Verso il piano di sopra) Vicky! C’è qui Randall!

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Victoria: ah. Ciao Randall.
Randall: Vicky.
Victoria: vieni dentro, fa freddo là fuori.

Finché erano stati nell’ingresso, quando la signora Smith era ancora presente, Victoria gli era sembrata quella di sempre. Ma una volta chiusa la porta della sua camera la sua espressione si fece molto più dura. Stava fissando Randall come se fosse un qualcosa di estremamente sgradevole finito chissà come nella sua stanza.

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Victoria: cosa vuoi?

E adesso che poteva dirle? Si era immaginato quella conversazione molte volte, ma adesso non riusciva a pensare a nessuna risposta sensata.

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Randall: cosa… cosa ti è successo?
Victoria: a me lo chiedi? Ti sei visto tu?
Randall: ma…
Victoria: cosa succede, pensavi di essere l’unico a poter avere dei segreti?
Randall: quindi ci sei tu dietro a questa serie di attentati?
Victoria: e tu sei veramente un mago?
Randall: … sì.
Victoria: e anche Hersh? E vostra madre?
Randall: sì. Ma tu come fai a saperlo?

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Victoria: questo è irrilevante. Non capisco proprio come faccia vostro padre a sopportarlo, sembra una così brava persona! E invece è in combutta con voi.
Randall: combutta?
Victoria: non fare il finto tonto, so perfettamente quello che fate!
Randall: che?

Non riusciva proprio a capire dove volesse andare a parare. Cosa facevano i maghi di tanto sbagliato da farla arrabbiare fino a quel punto?
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#212

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Victoria: siete solo una manica di egoisti! Potreste risolvere i problemi di tutti quanti, così (schiocca le dita). E invece ve ne state nascosti in quel castello, tenendo tutta la magia per voi!
Randall: no, non è così!
Victoria: a no? Dimmi una sola volta in cui uno dei vostri ha aiutato uno di noi.
Randall: beh, ecco…
Victoria: visto? Non riesci a trovare neanche un esempio!

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Randall: ma non è questo il punto! Voi cosa credete di fare invece?
Victoria: vogliamo far ricordare ai maghi che ci siamo anche noi babbani, e che non potete più ignorarci!
Randall: ma che stai dicendo? Siete voi i criminali adesso, te ne rendi conto?
Victoria: non pensare di farmi la predica tu!
Randall: è la pura verità, se continuate così rischiate tutti grosso!
Victoria: tu non capisci, stiamo facendo tutto questo per tirarvi giù dal piedistallo su cui vi siete messi!

Basta, Victoria era evidentemente andata del tutto fuori di testa. Come poteva veramente credere di poter risolvere qualcosa in quel modo?

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Randall: non ti riconosco più, lo sai?
Victoria: perché, tu pensi di essere rimasto lo stesso invece? Mi hai sempre solo detto bugie!
Randall: questo non è vero! Non potevo raccontarti tutto quello che facevo per lo Statuto di Segretezza che…
Victoria: tutte scuse! Ma che ti parlo a fare, ormai sei uno di loro. Non puoi capire…
Randall: ma…

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Victoria: non ho più niente da dirti. Vattene.
Randall: … come vuoi.

Era anche peggio di quanto pensasse. In che guaio si era infilata Victoria? E perché sembrava avercela tanto con i maghi? Qualcuno doveva averla plagiata, ma chi poteva essere stato? Chi poteva essere interessato ad aizzare i babbani contro i maghi? L’intera faccenda non sembrava avere alcun senso, doveva esserci dietro dell’altro.


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Hershel: eccoti! Com’è andata?
Randall: (sconsolato) era anche più arrabbiata di quanto pensassi.
Hershel: ahia.
Randall: … voi che fate invece?
Sig. Collins: Hersh mi stava facendo vedere il progetto del congegno su cui stavate lavorando. Non sembra affatto male, sai?
Randall: sul serio?
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#213

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Sig. Collins: dal punto di vista dell’elettronica dovrebbe funzionare. Naturalmente non posso dirvi niente sulla parte magica, per quella dovreste chiedere alla mamma. Ma quindi con questo dovreste riuscire a fare un incantesimo anche senza bacchetta?
Hershel: sì, basta schiacciare il bottone e la macchina usa la magia presente nell’ambiente per compiere un incantesimo. Dovrebbe funzionare anche con i non-maghi.
Randall: a Hogwarts stiamo anche lavorando a un piccolo prototipo in realtà…

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Victoria: (tra sé e sé) un congegno elettronico, ma anche magico?

Si allontanò circospetta dalla porta, aveva sentito tutto quello che le serviva sapere. Finalmente aveva trovato qualcosa che potesse tornare utile alla Resistenza.

Probabilmente però Victoria ebbe troppa fretta di allontanarsi, visto che Randall non aveva ancora finito di parlare del suo prototipo.

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Randall:… ma non siamo ancora riusciti neanche ad accenderlo. E poi non riusciamo proprio a trovare una fonte di energia magica affidabile.
Sig. Collins: non scoraggiarti, siete solo all’inizio, no? Non abbiate fretta.
Hershel: giusto!
Randall: probabilmente avete ragione voi.
Sig. Collins: su con la vita, è quasi Natale!
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#214

Off Topic
Come per le precedenti vacanze natalizie dei ragazzi, è ora di aprire una parentesi per approfondire qualcosa sul passato di una delle famiglie dei protagonisti. Ora ci saranno quindi due capitoli dedicate all'infanzia di Randall e alla giovinezza dei suoi genitori, poi andremo a vedere che hanno combinato Scarlett e William nel frattempo...

Extra:
La famiglia Collins (Parte I)


Hogwarts, 1° settembre 1986

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Prof Powell: Flanagan Hellen!

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???: (incoraggiante) forza Hellen, tocca a te!

Un po’ titubante, una ragazzina dai lunghi capelli biondi si staccò dal gruppo di ragazzi in attesa di essere smistati per sottoporsi alla prova del Cappello Parlante. Sapeva bene in cosa consisteva, i suoi genitori e i suoi fratelli maggiori gliene avevano già parlato a casa, ma stare davanti a tutta quella gente la rendeva comunque parecchio nervosa.

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Cappello Parlante: oh, ma guarda un po’, un’altra Flanagan! Vediamo un po’, dove posso metterti... ma sì, potrebbe funzionare anche con te. TASSOROSSO!

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Hellen si trovò fin da subito molto bene a Hogwarts. Faceva parte di una casa tranquilla assieme alla sua migliore amica Anne e ai suoi fratelli e sorelle, cos’altro poteva volere dalla vita?
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#215

Contea di Cork, Irlanda, agosto 1990

Sig.ra Flanagan: Hellen, vieni! È arrivata una lettera da Hogwarts per te!
Hellen: (dall’altra stanza) arrivo!

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Mamma: questa volta è proprio pesante, mi sa tanto che qualcuno è stato nominato prefetto!

Sentendo queste parole parecchie testoline curiose si affacciarono dalla porta. Hellen aveva molti fratelli e sorelle, due più grandi e due più piccoli per la precisione, e nessuno di loro era abituato a farsi i fatti suoi.

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Hellen: non credo, Anne sarebbe molto più brava di me come prefet…

E si fermò di colpo, perché aprendo la lettera le era caduta in mano quella che sembrava proprio essere una spilla da prefetto.

Hellen: oh.
Sig. Flanagan: un po’ più di entusiasmo, su! Ero sicuro che ci saresti riuscita, sei così brava!
Hellen: ... grazie, papà.

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Sig.ra Flanagan: dobbiamo festeggiare! Cosa vuoi per cena? La torta di zucca?
Hellen: ehm ... veramente adesso pensavo di andare da Anne, abbiamo ancora dei compiti da fare e...
Sig. Flanagan: (orgoglioso) sempre così seria! Non preoccuparti, va pure. Qui ci pensiamo noi!
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Così Hellen uscì dalla sua affollatissima casa. Per fortuna abitavano fuori dal centro del paese, perché non si poteva certo dire che non dessero nell’occhio. Chi aveva dimenticato quel calderone in giardino, ad esempio?

Pensierosa, ma anche molto soddisfatta di sé, Hellen si incamminò quindi verso la casa della sua amica Anne, che abitava esattamente al lato opposto del paesello. Il modo più rapido per raggiungerla era attraversare il la piazza in mezzo al centro abitato, proprio sotto gli occhi dei babbani. Se non voleva farsi notare doveva quindi stare molto attenta.
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???: ehi Russell, ma ce la fai a non farla cadere?
? ?: (sarcastico) è stare appiccicato allo schermo di quel suo computer tutto il giorno, ormai non deve vederci più niente!
Russell: ehi, guarda che ci vedo benissimo!
???: ma piantala, hai gli occhiali così spessi che ti sbilanciano in avanti!
Russell: ma ti sei visto te?
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#216

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Ripresero quindi a giocare con quella loro pallina, lanciandosi qualche battutina qua e là. Evidentemente però nessuno di loro era particolarmente bravo in quel gioco, perché dopo un paio di passaggi la pallina rotolò di nuovo via, verso il lato opposto della piazza.

Il caso volle che proprio in quel momento Hellen stesse passando da lì, e che la pallina finisse a pochi metri da lei.

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Russell: (sbracciandosi) ehi tu! Ci puoi rilanciare la palla?
Hellen: (preoccupata) ... chi, io?
Russell: vedi forse qualcun altro?

Non vedendo molte alternative Hellen recuperò la palla, la restituì a quei ragazzi e si affrettò a riprendere la sua strada. Doveva fare attenzione, parlare con i babbani poteva essere rischioso. C’era sempre il rischio che la scoprissero...
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Hellen: ciao Anne!
Anne: ciao! Tutto bene? Novità?
Hellen: (emozionata) in effetti sì. Mi hanno nominata Prefetto!
Anne: ero sicura che avrebbero scelto te! Bravissima! Adesso però sono curiosa, hai portato la spilla?
Hellen: certo che sì, ce l’ho proprio qui in tasc... (preoccupata) per la barba di Merlino, non la trovo più!

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Anne: come non la trovi più?
Hellen: eppure l’avevo messa qui in tasca, ne sono sicura!
Anne: calmati, non può essere mica scomparsa nel nulla, no?
Hellen: ...
Anne: andiamo a cercarla, su. Dov’era l’ultima volta che l’hai vista?
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Russell: e questa cos’è?
???: sembra una spilla. Cosa c’è sopra?
Russell: (perplesso) sembra una grossa P.
? ?: P... cosa può essere? L’iniziale di un nome?
???: considerando quant’è vecchia quella spilla, sarà un nome tipo Prassede. O Piccarda. Oppure...
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#217

Mentre il suo amico continuava la sua lista di nomi improponibili con la P, Russell si rigirava quella spilla tra le mani con aria pensierosa. Era davvero una strana spilla, di chi poteva essere? Non doveva essere caduta da molto, una spilla di quelle dimensioni dava talmente tanto nell’occhio che altrimenti l’avrebbero notata prima. In piazza non era passata molta gente quel giorno, quindi non poteva che essere di...

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Russell: deve essere di quella ragazzina bionda, quella che ha recuperato la palla, vi ricordate?
? ?: ah, giusto. Quella vestita strana.
Russell: qualcuno ha una mezza idea di chi sia?
???: strana e bionda, deve essere una Flanagan. Hai presente quelli che vivono sulla collina a est di qui?
Russell: ah sì, ho capito chi intendi.
? ?: (preoccupato) non penserai mica di andare laggiù?

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Russell: perché no? Non è lontano, non ci vorrà molto per andare là e chiedere se la spilla è loro.
? ?: però...
Russell: però cosa?
? ?: dicono che quella casa sia infestata, e che se ti avvicini troppo i fantasmi ti fanno scappare via!
Russell: (scettico) e poi che altro, una vecchia strega uscirà urlando dalla porta agitando una scopa per farmi smammare? Ma per favore...
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Evidentemente i suoi amici erano più fifoni di quanto pensasse, perché alla fine l’avevano lasciato andare da solo. Era solo una casa sulla collina, cosa pensavano che potesse accadere? Oggettivamente il rischio maggiore era quello di scivolare su quella stradina e sbucciarsi un ginocchio, e lui non era certo il tipo da farsi fermare da una cosa di così poco conto.

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Certo che quella casa era davvero strana, non aveva neppure il campanello! Ma dove vivevano, nell’età della pietra? Quella situazione iniziava a inquietarlo un po’, era meglio sbrigarsi a restituire quella cavolo di spilla e tornarsene a casa.
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Sig. Flanagan: in che senso hai perso la spilla?
Hellen: ecco, io... deve essermi scivolata dalla tasca da qualche parte, non so come sia potuto succedere!
Sig. Flanagan: ma...
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#218

Toc toc

Tutti si girarono di scatto verso la porta d’ingresso. Chi poteva mai essere? Con molta cautela, e tenendo la bacchetta a portata di mano, il signor Flanagan andò ad aprire il portone di casa.

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Russell: buon pomeriggio, Signor Flanagan. Poco fa ho trovato questa in piazza, e visto che poco prima da lì era passata una delle vostre figlie mi domandavo se questa potesse appartenere a qualcuno di voi.

Detto questo tirò la spilla fuori dalla tasca, tenendola in mano in modo da farla vedere bene al signor Flanagan.
Quest’ultimo inizialmente sembrava troppo allibito per rispondere, ma non appena si riprese gli strappò di mano la spilla e lo scacciò dicendo:

Sig. Flanagan: non gradiamo questo genere di visite. Vattene in paese e non tornare mai più.

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Detto questo sbatté il portone in faccia al povero Russell, che a quel punto era abbastanza spaventato da non aver bisogno di farsi ripetere quella minaccia prima di svignarsela.

Il padre di Hellen aspettò un attimo prima di parlare, per essere sicuro che quel ragazzino se ne fosse andato. La sua espressione non prometteva niente di buono.

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Hellen: ma papà...
Sig. Flanagan: un babbano, Hellen? Quante volte te l’abbiamo detto di stare alla larga da gente come quella?

I signori Flanagan non facevano parte del gruppo di famiglie di maghi che ripudiavano i babbani perché sostenitori dell’importanza della purezza del sangue o altre stupidaggini simili. Erano però profondamente convinti che i babbani dovessero restare del tutto all’oscuro dell’esistenza di maghi e streghe nelle loro terre, e temevano più di qualsiasi altra cosa di essere scoperti da loro. Per questo avevano insegnato ai loro figli a temere i babbani e a evitarli a ogni costo.

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Hellen: ma io non so neanche chi sia! Non ho idea del perché sia venuto qui!
Sig. Flanagan: e allora come faceva ad avere la tua spilla?
Hellen: (colpevole) sono passata dal paese per andare da Anne, deve essermi caduta lì...
Sig. Flanagan: quante volte ti ho detto di non prendere la scorciatoia in mezzo al paese? Devi passarci attorno, evitare le case!
Hellen: ... va bene, papà.
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Casa Collins

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Sig.ra Collins: finalmente sei tornato! Dove ti eri cacciato?
Russell: scusami, ho perso di vista l’orologio...
Sig.ra Collins: sempre il solito sbadato. Comunque ti stavo preparando la cena, sta’ lì un attimo così mangiamo.
Russell: uhm. Ok.
Sig.ra Collins: tutto bene? Mi sembri silenzioso.
Russell: ... sono solo un po’ stanco, tutto qui.

Non aveva nessuna voglia di raccontarle di quel che era successo con quel gran scorbutico del signor Flanagan. Non riusciva proprio a capirci niente: gli aveva pure restituito la loro stupida spilla, ma allora perché se l’era presa con lui? Cosa gli aveva fatto di male?
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#219

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Hellen: ...
Anne: che cos’è successo?
Hellen: ti ricordi che ieri avevo perso la spilla da prefetto?
Anne: e chi se lo dimentica.
Hellen: devo averla persa camminando in paese, e l’ha trovata un ragazzino babbano che bazzicava attorno alla piazza. Alla fine si è presentato a casa nostra per restituirmela!
Anne: oh.

Dalla sua faccia si capiva che doveva aver già capito come andava a finire la storia, ma Hellen continuò lo stesso a dire:

Hellen: e mio padre gli ha strappato la spilla di mano, e poi l’ha cacciato via come se fosse stato un criminale pericoloso! Lui voleva solo farci un favore, e invece mio padre l’ha spaventato a morte!
Anne: in effetti non è stato molto carino da parte sua, però...

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Hellen: come minimo dovrei chiedergli scusa, credo.
Anne: (allarmata) cosa? Non credo che sia una buona ide...

Ma la sua risposta venne ignorata, ormai Hellen era già uscita di casa a passo di marcia.

Anne: ahia, qui finisce male...
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???: ehi, ma quella non è la tizia stramba dell’altro giorno?
? ?: sì, sembra proprio lei!

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Hellen: scusami, dovrei parlarti.

Gli amici di Russell si guardarono con aria perplessa, e capendo che quella ragazza non intendeva parlare con loro non ci pensarono due volte prima di farsi da parte. Il coraggio non era certo tra le loro principali qualità.

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Hellen: (tutto d’un fiato) grazie per avermi riportato la spilla, non so come avrei fatto a trovarla senza di te.
Russell: oh. Non preoccuparti per quello, è stato un piacere.
Hellen: e scusaci anche per come ti ha trattato mio padre.
Russell: ah, ok... Ma fa sempre così?
Hellen: ehm, più o meno. È solo che non gli piace ricevere visite, diciamo.
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Per il resto dell’estate Hellen continuò a prendere la scorciatoia in mezzo al paese. Non era da lei disobbedire così a suo padre, ma non le sembrava di fare nulla di male.

Passando per quella strada aveva incrociato parecchie volte Russell e i suoi amici. Le prime volte si erano a malapena salutati, ma un paio di volte avevano anche scambiato qualche parola.

Il signor Flanagan aveva sempre detto a Hellen di evitare i babbani, perché a detta sua erano pericolosi e non sarebbero mai stati in grado di capirla. Invece Russell non le dava affatto quell’impressione. Era mai possibile che, dopotutto, suo padre avesse sempre avuto torto sul conto dei babbani?
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#220

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