I quattro colori di Hogwarts

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Tati
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#221

Che carini questi approfondimenti!
Il padre di Helen poteva essere più delicato...mamma mia mi sarei spaventata anche io XD
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#222

Tati ha scritto:
04 ago 2019, 08:59
Che carini questi approfondimenti!
Il padre di Helen poteva essere più delicato...mamma mia mi sarei spaventata anche io XD
È un gran testone, su questo non ci sono dubbi... padre di Hellen è difficile da caratterizzare, ma in fondo è cresciuto nella sua piccola bolla di soli maghi da cui i babbani erano sempre stati esclusi. In fondo non conosce affatto i babbani, ma ha paura che possano portargli via tutto nel momento in cui scoprissero il mondo magico (parafrasando, "l'unico babbano buono è quello che non sa di noi").

In fondo i rapporti tra maghi/streghe e babbani sono sempre piuttosto tese anche in quello che scrive la Rowling, con la differenza che lei non ne ha mai fatto un elemento centrale della trama (almeno non fino all'ultimo film degli Animali Fantastici uscito).

Per chi volesse qualche esempio, consiglio di andare su Pottermore o simili e leggersi gli approfondimenti della Rowling su personaggi come la McGonagall/McGranitt, la Umbridge, Tonks, Snape/Piton o perfino Voldemort stesso, che erano tutti accomunati da avere un genitore mago e uno babbano e situazioni famigliari non esattamente rosee. Gli unici esempi di famiglia strega/babbano felice a cui riesca a pensare sono quella di Seamus Finnigan (uno dei compagni di classe di Harry & co), oppure quella dei fondatori della scuola di Ilvermorny in nord America.

In sostanza, la mia interpretazione della faccenda è che per i maghi non fosse affatto comune essere in rapporti amichevoli con i babbani (soprattutto fino al periodo in cui è ambientato questo capitolo, ovvero gli anni '80). La maggior parte dei maghi e streghe sapeva poco o niente dei babbani (e quindi non conosceva neppure cose apparentemente banali quali la corrente elettrica, il telefono o il citofono), per vivere serenamente a modo loro nella loro piccola comunità. E il presupposto per continuare a vivere così era quello di continuare a mantenere tutto questo nascosto dai babbani, applicando alla lettera lo Statuto Internazionale di Segretezza.
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#223

Extra:
La famiglia Collins (Parte II)


Anche negli anni successivi Hellen e Russell avevano continuato ad incontrarsi. Andavano molto d’accordo e quindi diventarono dapprima buoni amici, per poi iniziare a uscire assieme sul serio. Il loro problema principale restava uno solo: il padre di Hellen, a cui non avevano ancora avuto il coraggio di raccontare come stavano davvero le cose.

Settembre 1993, Casa Collins, contea di Cork, Irlanda.

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Russell: allora, come procedono le lezioni?
Hellen: (evasiva)... bene.
Russell: ... però non ti va di dirmi cos’avete fatto, giusto?
Hellen: ...

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In quel periodo Russell faceva battute del genere piuttosto spesso. In tutto il tempo che aveva passato con Hellen aveva notato un sacco di cose strane sul suo conto, ma tutte le volte che chiedeva spiegazioni lei era sempre molto vaga o evitava di rispondere. Cosa poteva mai esserci sotto? Ancora non lo sapeva, ma sperava vivamente di capirci presto qualcosa di più.
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Ormai le cose andavano avanti così da quasi un anno, e probabilmente la situazione si sarebbe trascinata a lungo se non fosse stato per una delle sorelline minori di Hellen, Cecily, nota per essere particolarmente pettegola.

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Sig. Flanagan: (arrabbiato) un babbano! Ma dove ce l’hai la testa, Hellen?
Hellen: ...
Sig. Flanagan: questa storia deve finire immediatamente, chiaro?
Hellen: no!
Sig. Flanagan: come?
Hellen: non ho alcuna intenzione di lasciarlo!
Sig. Flanagan: lui non è come noi, non sa neppure chi sei davvero!
Hellen: (esitante) q-questo non è vero!

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Hellen si fermò un momento per riflettere. In fondo era vero che Russell non conosceva un sacco di cose sul suo conto, ma non per sua scelta. Era stata lei a tener sempre nascosta la sua natura di strega, ripetendosi che lo faceva per non infrangere lo Statuto Internazionale di Segretezza. Ma la verità era che, in fondo, temeva che Russell non l’avrebbe accettata per quello che era, che non le avrebbe creduto e che l’avrebbe abbandonata.
E per questo aveva lasciato che la loro relazione si basasse su un sacco pieno di bugie. Era stata davvero meschina, come aveva potuto fargli una cosa del genere?

In quel momento si rese conto che era arrivato il momento raccontargli tutta la verità, infischiandosene di quella legge antiquata. E di mandare a quel paese quel troglodita bigotto di suo padre.
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#224

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Sig. Flanagan: (severo) e adesso va in camera tua, e cerca di schiarirti le idee!
Hellen: (decisa) no!

Prima che suo padre potesse fare alcunché Hellen si smaterializzò via da quella casa. Non ci avrebbe mai più rimesso piede.

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Toc toc

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Russell: non c’è bisogno di bussare, c’è il campanell... (Stupito) Hellen?

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Russell: Hellen, cos’è successo?
Hellen: io... ho litigato con mio padre.
Russell: (cauto) ci ha beccato, vero? È per questo che avete litigato?
Hellen: (annuisce)
Russell: non capisco proprio, perché ce l’ha tanto con me? Che gli ho fatto di male?

Prima di rispondere Hellen dovette fermarsi e ispirare profondamente. Doveva almeno provare a spiegargli la verità, era la cosa più giusta nei suoi confronti. Se poi non le avesse creduto, o se si fosse arrabbiato con lei, avrebbe provato a farsene una ragione.
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#225

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Hellen: Russell, il punto è che io … io sono una strega. Ecco.
Russell: ma no dai, non sei così cattiva!
Hellen: (scuote la testa) non in quel senso, dico davvero! Guarda!

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Tirò fuori la bacchetta e fece il primo incantesimo che le venne in mente. Sotto gli occhi prima perplessi e poi sempre più spaventati di Russell un vaso si librò in aria, facendo un paio di giri della stanza prima di tornare al suo posto.

Russell doveva ammettere di essersi spaventato da matti. Di solito era scettico nei confronti di quel genere di cose, ma messo di fronte a una scena del genere non riusciva proprio a trovare nessuna possibile spiegazione razionale.

Russell: (balbettante) ... ma... come cavolo hai fatto?

Prima che Russell si riprendesse abbastanza da dire qualcos’altro servirono dieci minuti buoni, e una tazza di tè ben zuccherata.

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Hellen: ... scusa, non volevo spaventarti...
Russell: non mi sono spaventato! Diciamo che sono un po’... disorientato.
Hellen: ok.
Russell: (perplesso) ma quindi come funziona questa storia dell’essere streghe?
Hellen: ... si nasce così, c’è chi lo è e chi no.
Russell: e lasciami indovinare, io non lo sono. Giusto?
Hellen: (annuisce)
Russell: è per questo che tuo padre ce l’ha tanto con me? Perché non sono come voi?

Hellen non disse nulla, ma dalla sua espressione Russell riuscì comunque a capire che doveva aver azzeccato la risposta giusta.
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Hellen impiegò parecchie settimane per spiegare a Russell come funzionasse il mondo magico, e anche per convincerlo che il suo non era stato un trucco da illusionisti. In effetti per lui non doveva essere affatto facile accettare una cosa del genere, considerando che la magia era una cosa del tutto estranea alle leggi della fisica con cui da buono studente di ingegneria era abituato a ragionare.

Nonostante il suo scetticismo iniziale, Russell si dimostrò comunque molto più comprensivo del signor Flanagan, che osteggiò sempre la loro relazione con fermezza. Quando qualche anno dopo decisero di trasferirsi in una cittadina più grande e di sposarsi non si presentò neppure al matrimonio, con gran dispiacere del resto della famiglia.

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In mezzo a questo grande trambusto i due erano comunque riusciti a portare a termine gli studi. Il diploma conseguito da Hellen nel campo degli incantesimi le permise di far domanda per insegnare quella materia a Hogwarts. Russell invece trovò lavoro presso un’azienda internazionale specializzata nella produzione di PC, per conto della quale sviluppava nuove schede grafiche.
In sostanza due vite all’apparenza incompatibili. In effetti faticarono un po’ a trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di entrambi, ma erano determinati a far funzionare quella relazione.
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#226

Il loro primo figlio, Randall, era nato nel settembre 2003, mentre Hershel era nato poco meno di due anni dopo. Fin da subito avevano entrambi dimostrato di essere dei bambini molto curiosi e vivaci, e spesso e volentieri i Collins faticavano parecchio per stargli dietro.

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Russell: credi davvero che sia una buona idea farli abitare qui, in mezzo ai babbani?
Hellen: sì, ne sono sicurissima.
Russell: ma non avevi detto che secondo te saranno maghi anche loro?
Hellen: è probabile, ma non possiamo ancora esserne sicuri. E poi, anche se lo fossero, credo che staranno meglio imparando a vivere sia con i babbani che con i maghi, non avrebbe senso farli crescere fuori dal mondo come ho fatto io. Quando saranno più grandi decideranno da soli cosa preferiranno fare.
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In effetti, come si era augurata Hellen, sia Randall che Hershel si stavano integrando bene sia tra i bambini babbani del quartiere che con i loro cuginetti maghi. Non riuscivano a capire appieno la ragione per la quale gli fosse permesso parlare della magia con alcune persone e con altre no, ma visto che quello era uno dei pochi punti su cui la loro mamma era davvero severa cercarono sempre di starci molto attenti.

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Randall: ma si stanno trasferendo proprio qui di fianco a casa nostra! Guarda, papà!
Russell: (distratto) oh, bene. L’amministratore ci aveva detto qualcosa in effetti, mi pare siano inglesi.
Randall: posso andare a salutarli, posso?
Russell: adesso saranno molto occupati, avranno molti scatoloni da portare. Se vuoi possiamo andarci tutti assieme domani.
Randall: uffa, ma io volevo andarci adesso!

Fin da piccolissimo Randall era stato un bambino molto socievole. Aveva fatto amicizia con molti bambini del vicinato, e in quel momento non vedeva l’ora di conoscere anche la bambina che si era appena trasferita proprio nell’appartamento di fianco al loro.

Il giorno dopo...

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Sig.ra Smith: sì?
Russell: buongiorno. Abitiamo proprio qui di fianco, e...
Randall: volevamo darvi il benvenuto! E abbiamo anche portato la torta!
Sig.ra Smith: oh, grazie. Che torta è?
Randall: alla zucca, l’ha fatta la mamma!
Sig.ra Smith: allora sono sicura che sarà buonissima.

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Randall: ciao!
Victoria: ...
Sig.ra Smith: scusatela, è solo un po’ timida.

Anche se sua madre aveva detto timida, probabilmente diffidente sarebbe stata una descrizione più azzeccata, almeno a giudicare dall’espressione che la bambina esibiva in quel momento.

Sig.ra Smith: su, non fare la maleducata!
Victoria: ... ciao.
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#227

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Randall: Hershel, vieni a vedere cos’ho trovato!
Hershel: che cos’è?
Randall: una farfalla!
Hershel: che colori strani però!
Randall: ehi Vicky, vuoi vedere anche tu una farfalla strana?
Victoria: (titubante) ... posso?

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Victoria era forse meno socievole di Randall ed Hershel, ma restava comunque curiosa quanto se non più di loro. Quindi, nonostante la diffidenza iniziale, non ci mise molto a fare amicizia con quei due strani vicini di casa. In effetti erano probabilmente gli unici bambini con cui avesse fatto amicizia, dopo il trasferimento della sua famiglia da Liverpool in Irlanda.
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Randall: secondo voi che fine ha fatto il cagnolino di ieri?
Victoria: mi sa che era un randagio.
Hershel: forse allora sarà rimasto al parco.
???: oh, ma guarda un po’. I tre secchioni!

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Male, molto male. Quei due erano famosi per tormentare gli studenti più piccoli, ed erano a tutti gli effetti i bambini più temuti di tutta la loro scuola.

? ?: prendiamogli la merenda!
???: sì!
Victoria: cosa? Ma non è giust...
Randall: (sottovoce) Vicky, lascia stare.
Victoria: (sottovoce) ma...

Era già la seconda volta quella settimana che gli rubavano la merenda. Victoria era davvero arrabbiata, se fosse stato per lei avrebbe cercato di far valere le sue ragioni. Lasciò perdere solo perché sia Randall che Hershel sembravano davvero preoccupati, per non dire spaventati. Chissà che gli prendeva.

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Nonostante fosse davvero frustrante e umiliante doverlo fare, decisero di accontentarli sperando di riuscire ad evitare danni peggiori.

Randall: ecco, prendete. Non abbiamo altro.
??: uhm...
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#228

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???: beh, e che sarebbe questa roba?

In effetti il muffin non aveva per niente un bell’aspetto, con tutti quei pallini verdi e viola sulla superficie. Randall e Hershel si scambiarono un’occhiata preoccupata: era possibile che, per sbaglio, a uno dei due fosse scappata una piccola magia? Negli ultimi tempi era già capitato un paio di volte, ma di solito riuscivano a evitare quel genere di incidenti senza troppi problemi. Quella volta però, considerando lo spavento che si erano appena presi, l’ipotesi non sembrava poi così assurda.

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Randall: (spaventato) ... in effetti non ha un bell’aspetto, forse non è il caso di mangiarlo...
???: blea, che schifo!
? ?: (disgustato) vedi di portare qualcosa di meglio la prossima volta!

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Victoria: (arrabbiata) se ci provano di nuovo come minimo si beccano un bel calcione! Non è giusto che se la prendano con tutti solo perché... secondo voi perché lo fanno poi?
Randall: ... non lo so proprio.


Poche ore dopo, in mensa

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Victoria: gira voce che quei due bulletti siano stati rimandati a casa con il mal di pancia. Ma che gli avete dato?
Hershel: ehm...
Randall: forse la mamma si è confusa con gli ingredienti, no?
Victoria: dici? Mi sembra strano, lei fa sempre dei muffin buonissimi.

Forse era meglio cambiare discorso, prima che Victoria si insospettisse troppo. Certo che avevano fatto proprio un bel casino...

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Randall: ehm, cosa pensavate di fare dopo scuola?
Victoria: la mamma dice che devo fare i compiti prima di uscire a giocare. Ma non è giusto, così quando esco di casa sarà già buio pesto!
Hershel: papà ci ha portato un videogioco nuovo, se vuoi puoi venire a provarlo.
Randall: giusto. È un gioco bellissimo!
Victoria: uhm, va bene. Mi sa che farò così.
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#229

Erano davvero un gruppo molto unito, sembrava che nulla potesse separarli. O almeno questo era quello che pensavano Randall e Hershel prima che le loro lettere di ammissione a Hogwarts gli ricordassero che presto sarebbero dovuti andare molto lontano da lì.

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Victoria: vogliono mandarti in collegio!? Ma perché?
Randall: ... beh, ecco...

Era davvero una situazione assurda: da una parte Randall non vedeva l’ora di andare a Hogwarts e di imparare davvero a usare la magia, mentre dall’altra era davvero dispiaciuto di non poterne neppure parlare con la sua migliore amica. Si sentiva come se avesse due vite divise, una con i maghi e una con i babbani, che non potevano incrociarsi praticamente mai.

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Hellen: Randall, sbrigati! Dobbiamo andare a fare compere!
Victoria: Signora Collins, non è giusto! Perché dovete mandarlo in collegio? Anche qui le scuole medie sono buone, non capisco perché...
Hellen: Victoria... mi dispiace, ma è per il suo bene. Nella scuola in cui sta andando imparerà cose che non può imparare da nessun’altra parte.
Victoria: (arrabbiata) e come al solito non mi direte niente, vero? Sapete cosa vi dico? Potete fare quello che vi pare, non me ne frega niente!

E se ne tornò in casa sua, sbattendosi la porta alle spalle.

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Hellen: ... Randall, mi dispiace tantissimo. Ma non possiamo fare diversamente, è la Legge!

Randall fissò la porta della casa di Victoria con aria triste ancora per qualche istante, prima di scuotere la testa, accennare un sorriso tirato e rispondere:

Randall: va bene, andiamo.

Qualche mese più tardi Randall incominciò a frequentare Hogwarts, riportandoci nuovamente all’inizio di questa storia.
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#230

Off Topic
Finita la parentesi sulla famiglia Collins, ritorniamo al corso principale della storia.
Capitolo 30.5:
Di nuovo Natale (2° Parte)


Casa Davies

Anche Scarlett era appena arrivata a casa sua per le vacanze Natalizie. Considerando gli allenamenti della mamma e gli straordinari che Lucas doveva fare sempre più di frequente non si aspettava di trovare nessuno in casa, ma provò comunque a chiedere:

Scarlett: c’è nessuno?

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(Dal piano di sopra) Lucas: Scarlett!

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Scarlett: ciao! Allora ogni tanto passi da casa anche tu!
Lucas: eh eh, visto? Allora, come stai?
Scarlett: una favola, abbiamo vinto una partita proprio l’altro giorno.
Lucas: contro chi?
Scarlett: corvonero.
Lucas: mi hanno detto che quest’anno sono bravi, complimenti!

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Scarlett: non è difficile, basta avere occhio per il boccino. A te invece come va il lavoro?

Finalmente poteva parlare a quattr’occhi con suo fratello di questi piccoli attentati che si stavano ripetendo ormai da qualche mese. L’intera faccenda la intrigava parecchio, non era mai successo che il Ministero impiegasse tanto tempo anche solo a individuare i responsabili di disordini di quel tipo.

Lucas: continuiamo ad essere in alto mare, chiunque ci sia dietro a tutti questi attentati sa il fatto suo. In pratica l’unico errorino che hanno fatto è stato a Hogsmeade, ma su quello probabilmente ne sai più tu di me. Non è che per caso hai visto quella ragazzina, vero?

Certo che l’aveva vista, ma aveva anche promesso a Randall di non dire a nessuno (e in particolare a suo fratello) che quella ragazza era Victoria. Però forse poteva dare qualche piccolo indizio a Lucas. Dopotutto Victoria era diventata una criminale, coprirla del tutto avrebbe voluto dire diventare sua complice.

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Scarlett: solo di sfuggita, mentre correva via. Certo che è strano che sia solo corsa via, e che non abbia trovato qualche altro modo per smaterializzarsi o per nascondersi.
Lucas: infatti siamo molto perplessi anche noi, perché sembra che non stiano usando nessun incantesimo. Questo ci complica molto le indagini, perché così non possiamo neanche provare a rintracciare la bacchetta che ha fatto l’incantesimo né nessuno degli altri metodi che usiamo di solito.
Scarlett: ma se non usano la magia potrebbe veramente esserci chiunque in quel gruppo, anche dei babbani per esempio.

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Lucas: guarda, a questo punto non ci sorprenderebbe più neanche quello. Infatti dalla scorsa settimana mi hanno messo a lavorare su quell’ipotesi.
Scarlett: (sorpresa) sul serio?
Lucas: sì, e la questione è parecchio complicata. Stiamo riesaminando i ricordi dei testimoni con un pensatoio, e stiamo notando parecchi dettagli che non ci aspettavamo.
Scarlett: (incuriosita) per esempio?
Lucas: per esempio abbiamo notato alcuni dei babbani che gironzolavano attorno ai luoghi degli attentati, come l’ingresso del Ministero o Diagon Alley, sono sempre gli stessi. Per esempio c’è un ragazzino con i capelli castani e una ragazzina con le trecce.

Una ragazzina con le trecce, che fosse Victoria? Quindi doveva essere in quello strano gruppo fin dall’inizio. E anche gli altri componenti sembravano essere molto giovani. Giovani ragazzini babbani, ma che pensavano di fare?
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