I quattro colori di Hogwarts

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#381

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Continuando a concentrarmi su uno dei protagonisti alla volta, questo capitolo sarà centrato su Scarlett.
Capitolo 52.8:
Voglio diventare un Auror!


Per certi versi, Scarlett poteva dirsi fortunata. Da quanto aveva visto, infatti, sembrava essere tra i pochissimi studenti del suo anno ad avere avuto le idee chiare su quello che voleva fare da grande.

Dopo l’arresto di suo padre non aveva avuto dubbi: voleva aiutare la gente e assicurare i delinquenti alla giustizia. E voleva essere lei ad arrestarli, non aveva paura di doversi scontrare con loro.

In sostanza, Scarlett puntava a diventare una degli Auror del Ministero della Magia. Durante l’ultimo anno aveva studiato come una pazza per ottenere ai MAGO i voti che le servivano per essere ammessa, e durante l'estate si era subito data da fare con le scartoffie per l’ammissione.

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Lucas: oggi al lavoro ho preso i documenti che ti servono per fare domanda. Secondo me puoi stare tranquilla, due anni fa avevi già fatto un’ottima impressione al nostro caposquadra.
Scarlett: (prende il foglio) grazie, Lucas.
Lucas: se vuoi domani possiamo andare assieme all’ufficio, così puoi consegnare direttamente quel foglio, e poi posso farti vedere un po’ il posto.
Scarlett: non ce n’è bisogno, sono perfettamente in grado di…
Lucas: tanto dobbiamo andarci tutti e due, non avrebbe senso andarci ognuno per conto suo, no?

Era proprio questa la sua preoccupazione principale. Suo fratello aveva già superato l’addestramento da Auror da qualche anno, quindi si sarebbero ritrovati presto a lavorare assieme. Ma Scarlett non aveva nessuna intenzione di farsi etichettare come “la sorellina di Lucas” sin dal primo giorno per colpa di un fratello iper-apprensivo, un po’ come le era già successo a Hogwarts durante gli anni che avevano trascorso là assieme. Era meglio mettere subito in chiaro le cose.

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Scarlett: va bene, ma a una condizione.
Lucas: quale?
Scarlett: credi di riuscire a non fare il fratellone apprensivo, come tuo solito?
Lucas: ma…
Scarlett: per favoore, Lucas!
Lucas: e va bene, ci proverò.
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Come promesso, Lucas l’aveva portata al Ministero già il giorno seguente.

Scarlett si sentiva un po’ intimorita da quel posto, l’atrio principale del Ministero della Magia in tutta la sua maestosità faceva quell'effetto a molti. Ma questo non aveva scalfito minimamente la sua determinazione, aveva ancora tutte le intenzioni di fare una buona impressione sui suoi futuri colleghi.

Lucas: il quartier generale degli Auror è al secondo livello, andiamo?
Scarlett: ok!
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Lucas: ed eccoci qua! Questo è il nostro quartier generale.
Scarlett: (guardandosi attorno) wow!

L’ufficio di per sé non aveva niente di particolare, era una semplice stanza piena di scrivanie. Ma non era stata la stanza di per sé ad aver attirato la sua attenzione, ma le persone presenti. Quel signore sulla scrivania in fondo, per esempio, era finito sul giornale appena un mese prima per aver catturato l’ultimo mangiamorte ancora in circolazione, mentre la ragazza sulla sinistra aveva sconfitto da sola un lupo mannaro ribelle!

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Scarlett: e di là cosa c’è?
Lucas: quello è l’ufficio del grande capo. Là dentro possono entrare solo gli Auror più anziani.
Scarlett: e cosa fanno?
Lucas: nessuno lo sa, è top secret. Sono cinque anni che sono qui, e non sono ancora riuscito a capirlo. Comunque, se vuoi consegnare la domanda devi andare dal Signor Clarke. È in quell’altro ufficio.
Scarlett: ok.
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#382

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Sig. Clarke: ah, buongiorno signorina Davies!
Scarlett: buongiorno, signor Clarke.
Sig. Clarke: suppongo che lei abbia qui con lei i documenti.
Scarlett: sì, sono proprio qui.

Dicendo questo consegnò la sua domanda di ammissione, senza distogliere lo sguardo dal Signor Clarke neanche per un momento. Aveva preso quei fogli usando la mano sinistra, mentre la destra era sospettosamente nascosta in una tasca della giacca.
Il signor Clarke si chinò un secondo dietro alla sua scrivania, probabilmente per mettere i fogli in un cassetto. Poi si rialzò in piedi con uno scatto repentino, sfoderando la sua bacchetta e dicendo:

Sig. Clarke: Stupeficium!
Scarlett: Protego!

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Con uno scatto repentino Scarlett era riuscita a prendere la sua bacchetta e a erigere uno scudo in tempo, mantenendo la sua posizione. Se quella era una prova, era più che sicura di essere riuscita a fare una buona impressione.

Sig. Clarke: vedo che i riflessi non le mancano. Benvenuta a bordo, signorina.
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Essere lì assieme agli Auror era a dir poco esaltante per Scarlett. Praticamente tutte le indagini sui casi interessanti che si verificavano nel Paese dovevano passare da lì, e dalla scrivania che le avevano dato poteva vedere gli Auror in azione.

Purtroppo però non le permettevano ancora di partecipare alle missioni, prima avrebbe dovuto superare un addestramento che durava quattro anni.

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C’era solo un altro ragazzo che stava partecipando al programma di addestramento, ed era lì già da un anno. Non appena l’aveva visto suo fratello glielo aveva presentato, pensando che potessero darsi una mano a vicenda studiando e allenandosi per esami che li aspettavano.

Lucas: oh, ecco l’altro cadetto. Vieni, così te lo presento.
Scarlett: uhm? Ok, arrivo.

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Lucas: lui è Michael McMillar, ma qui lo chiamano tutti Mike. Lei invece è mia sorella, Scarlett.
Scarlett: piacere di conoscerti!
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L’addestramento per diventare Auror non è per niente facile. Combattere contro i maghi neri e, in generale, contro i crimini che coinvolgono la magia nera, richiede ovviamente ottime capacità in Difesa Contro le Arti Oscure, sia pratiche che teoriche. Un buon Auror doveva però essere in grado di cavarsela in ogni altra situazione, quindi i cadetti dovevano anche dimostrare di saper camuffarsi adeguatamente, di saper cercare indizi senza farsi scoprire, di essere in grado di preparare pozioni che un giorno avrebbero potuto salvare loro la vita e moltissime altre cose. Non era un caso che gli aspiranti Auror fossero così pochi.

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Addestratrice: più veloci! Un vero mago nero avrebbe avuto tutto il tempo per colpirvi e fuggire!
Scarlett: (esausta)
Mike: sono già le sei di sera, non potremmo riprendere domani? Tanto a questo punto non credo che riusciremo a fare granché.
Addestratrice: uhm, come volete. Ma domani dovrete impegnarvi di più.

Detto questo lasciò la stanza a passo di marcia, non era da escludere che avesse dell’altro lavoro da fare quella sera.
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#383

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Mike: per essere alla prima settimana non te la stai cavando male.
Scarlett: uhm, sarà.

Ogni sera Scarlett usciva stremata dal Ministero della Magia. Era sicura di poter dare molto di più, ma giorno dopo giorno tutti gli Auror che incontrava dimostravano di essere infinitamente più bravi di lei. Sarebbe mai riuscita ad arrivare al loro livello? Non poteva ancora saperlo, ma non aveva nessuna intenzione di arrendersi così presto.
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Ufficio Auror, terza settimana di addestramento.

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Mike: stavo per iniziare a studiare per l’esame di camuffamento e occultamento. Ti va di darmi una mano?
Scarlett: va bene. Che dobbiamo fare?
Mike: qui dice che la prima cosa su cui dovremmo lavorare è la trasfigurazione umana. Tu come te la cavi?
Scarlett: ho studiato qualcosa per preparare i MAGO, ma non mi riusciva troppo bene.
Mike: in effetti neanch’io ero così bravo, e poi è passato parecchio tempo da quando ho dato quell’esame. (Pensieroso) Allora credo che ci convenga seguire il libro: qui dice che ci conviene provare a iniziare con qualcosa di facile, come cambiare il colore dei capelli.
Scarlett: ok, allora proviamo!

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Mike agitò la bacchetta e pronunciò la formula. Evidentemente però non mentiva quando diceva di non essere molto bravo con quel genere di incantesimi, perché l’effetto fu molto diverso da quello previsto.

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Scarlett: AH! Mi hai dato fuoco ai capelli!
Mike: accidenti... Aguamenti!

Un piccolo getto d’acqua uscì dalla sua bacchetta e andò a spegnere il fuoco in testa a Scarlett. Le aveva bruciato quasi tutti i capelli, e le aveva anche lasciato parecchie scottature.

Mike: (desolato) scusami, ti giuro che non volevo darti fuoco!
Scarlett: ...
Mike: ... credo che sia meglio portarti in ospedale, andiamo...
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Qualche ora dopo, Ospedale San Mungo

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I guaritori del San Mungo non erano sembrati troppo sorpresi quando l’avevano vista entrare con la testa ancora fumante. Mike l’aveva accompagnata fino all’ingresso, ma poi era dovuto tornare di corsa al Ministero per una riunione urgente.

I guaritori dell’ospedale le avevano curato in quattro e quattr’otto le scottature, mentre per i capelli inceneriti le avevano solo consigliato di tagliarli a zero e aspettare che ricrescessero da soli. Dalla loro faccia, Scarlett aveva avuto anche l’impressione che per loro non fosse una novità dover guarire gli Auror dagli infortuni più strani.

Come avrete già indovinato, in quel momento Scarlett si sentiva piuttosto contrariata, e anche scoraggiata dagli esiti del suo addestramento.
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#384

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Isabelle: oh cavolo, Scarlett, ma sei tu?!
Scarlett: … lascia perdere, che è meglio.
Isabelle: ma… e i capelli?
Scarlett: hanno preso fuoco, e i guaritori mi hanno detto che per farli ricrescere devo arrangiarmi.
Isabelle: oh. Senti, se vuoi conosco una pozione che te li faccia ricrescere.
Scarlett: non c’è bisogno di…
Isabelle: tranquilla, ne ho preparata una che dovrebbe fare proprio al caso tuo la settimana scorsa per un’esercitazione. Domani mattina passo da te per portartela, non preoccuparti!
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Isabelle: allora, iniziamo?

Isabelle aveva chiesto una mano anche a Randall e a William, visto che quel sabato mattina nessuno di loro aveva altri impegni.

A Scarlett era venuto un colpo quando li aveva visti tutti e tre sulla porta di casa sua, non voleva farsi vedere da troppa gente con la testa bruciacchiata. Li aveva lasciati entrare solo perché sembravano più preoccupati per lei che divertiti dalla situazione.

Per fortuna la pozione di Isabelle funzionò sul serio, facendole ricrescere una marea di riccioli rossi al posto di quegli orribili capelli bruciacchiati in men che non si dica. Sempre Isabelle si era poi proposta di provare a spuntarli un po’ in modo da farli tornare della loro lunghezza originaria, mentre Randall e William avevano ripescato un sacco di vecchie foto e cercavano di darle una mano a capire che ciocche doveva tagliare e quali no. Con il senno di poi, Scarlett doveva ammettere che vederli tutti e tre così indaffarati attorno alla sua testa era stato molto divertente.

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Isabelle: uhm, secondo me siamo a buon punto. Voi cosa ne pensate?
Randall: forse dietro erano un po’ più corti.
Isabelle: solo un momento... ok, direi che ci siamo! Che ne dici?
Scarlett: wow, sono tornati come nuovi! Grazie!
Isabelle: non c’è di che!

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Randall: (stupito) ma quindi quell’altro cadetto ti ha dato fuoco ai capelli cercando di trasfigurarli?

Randall non era solito comportarsi da so tutto io, ma quando c’era di mezzo la trasfigurazione non poteva proprio farne a meno. Non che gli altri si aspettassero qualcosa di diverso da parte sua, dopotutto era sempre stato lo studente migliore del loro anno in quella materia.
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#385

Scarlett: non è un incantesimo così facile, è stato solo un incidente.
Randall: questo non lo metto in dubbio, è solo che è un errore un po’, come dire… grossolano. Basta non agitare troppo la bacchetta, così.

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William: ehi, guarda che non ho nessuna intenzione di…

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William: ... fare da cavia.
Randall: visto, non è complicato! Vuoi provare anche tu, Scarlett?
Scarlett: uhm, hai detto che basta non agitare troppo la bacchetta, giusto?
William: (rassegnato) ma perché proprio a me…

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Scarlett: ehi, hai ragione! Così è molto più facile!
William: (sarcastico) mentre ci siamo, c’è qualcun altro che vuole trasfigurarmi la testa?

L’addestramento da Auror poteva anche essersi rivelato più difficile di quanto si fosse aspettata, ma era in momenti come quello che si rendeva conto che non doveva lasciarsi scoraggiare. I suoi amici sarebbero sempre stati lì per aiutarla a superare anche gli ostacoli più difficili!
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#386

Capitolo 52.8 Parte II

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Scarlett: ehi Lucas, sai per caso a che ora torna la mamma?
Lucas: non ci ha lasciato un biglietto come al solito?
Scarlett: vero, è là sul tavolo.

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“Stasera abbiamo gli allenamenti per la partita di domenica, quindi non credo che riuscirò a passare per cena.
A domani
Baci Mamma”


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Scarlett: quindi per cena ci siamo solo noi.
Lucas: veramente… stasera avevo chiesto a Danielle di cenare con noi.
Scarlett: oh. Bene.

In realtà non poteva certo dirsi entusiasta, a dirla tutta quell’idea non la allettava proprio per niente.

Lucas: eddai, è solo una cena!
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(*Per chi non si ricordasse di Danielle, era una delle studentesse grifondoro a Hogwarts. E ha anche una gemella identica.*)

Danielle: e adesso cosa stai facendo di bello, Scarlett?
Lucas: lavora con me, ha appena iniziato l’addestramento.
Danielle: ma dai! Allora vuoi fare l’Auror anche tu!

Scarlett si limitava ad esibire un sorriso tirato, Danielle non le stava particolarmente simpatica. Faceva il filo a suo fratello da una vita, e aveva convinto Lucas ad uscire con lei circa sei mesi prima. Anche se era più grande di Scarlett di appena due anni aveva la pessima abitudine di trattarla come una bambina piccola, mandandola sempre su tutte le furie. Come se non bastasse, anche Lucas sembrava peggiorare parecchio su questo piano quando c’era lei nei paraggi. Tirando le somme, in quel momento Scarlett avrebbe pagato parecchi galeoni pur di potersi smaterializzare via, per andare da qualsiasi altra parte.

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Scarlett: io ho finito.
Lucas: sicura? Non hai mangiato quasi niente!
Scarlett: è che sono in ritardo, ho detto agli altri che li avrei raggiunti alle nove.
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#387

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Scarlett: ciao!
Isabelle: tutto bene? Hai una faccia…
Scarlett: è colpa di Lucas, si è di nuovo portato la ragazza a casa per cena…. lasciamo perdere, che è meglio. A voi come vanno le cose invece?
Randall: tutto tranquillo direi.
Isabelle: idem.
Randall: e a te come va l’addestramento, Scarlett?

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Scarlett: l’esame di occultamento e travestimento è andato molto bene, non ci si è ritorto contro neanche un incantesimo! A proposito, grazie per quella dritta, Randall!
Randall: e di che? È stato un piacere!
William: (ironico) ah ah, una vera pacchia.
Randall: ma dai, non vorrai mica tenerci ancora il broncio per averti cambiato il colore ai capelli?
Scarlett: i capelli verdi non ti stavano neanche troppo male.
Isabelle: e poi era per una buona causa, no?
William: (scettico) sarà...

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Ormai quella dell’incontrarsi il sabato sera per raccontarsi quello che avevano fatto il resto della settimana era diventata una tradizione. Considerando che stavano prendendo strade molto diverse, era la soluzione che avevano trovato per non perdersi di vista, come capita fin troppo spesso quando si finisce la scuola.
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Qualche ora più tardi, casa Davies

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Lucas: ma ti sembra l’ora di arrivare?
Scarlett: non sono neanche le due, non è così tardi.
Lucas: con chi eri?
Scarlett: con degli amici.
Lucas: intendi quei tipi strani con cui eri sempre a Hogwarts?
Scarlett: “tipi strani”, non ti sembra di esagerare un po’ adesso?

Lucas si limitò a scuotere la testa. Non andava particolarmente d’accordo con gli amici di sua sorella, quei quattro finivano sempre con il cacciarsi in qualche guaio. Ma in quel momento non aveva voglia di litigare per questo, aveva qualcosa di più importante da dirle.

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Scarlett: (sbadigliando) buonanotte, io vado a dor…
Lucas: un secondo, ti devo dire una cosa.
Scarlett: spara.
Lucas: ecco, io… ho chiesto a Danielle di trasferirsi qui da noi. Dovrebbe iniziare a portare qui le sue cose tra qualche giorno.
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#388

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Scarlett: TU HAI FATTO COSA?
Lucas: … non mi sembrava una cattiva idea. Tanto lei si fermava qui spesso, non…

Scarlett si limitò a scuotere la testa, incredula. Suo fratello sapeva perfettamente che lei non andava d’accordo con la sua ragazza, come poteva averle chiesto di trasferirsi lì a casa loro?

Lucas: … tutto bene?
Scarlett: e me lo chiedi pure?

Dicendo questo, stava iniziando a salire le scale verso il piano di sopra, puntando verso camera sua.

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Lucas: Scarlett, non pensare di chiuderti in camera tua!
Scarlett: perché, mentre non c’ero hai dato via anche quella?

Lanciò un’ultima occhiataccia a suo fratello, prima di sbattersi la porta della sua camera alle spalle.

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Non ce la faceva più. Era da sei mesi che si era diplomata a Hogwarts, e da allora suo fratello le era sempre stato tra i piedi sia lì a casa che sul lavoro. E adesso voleva far vivere con loro anche la sua fidanzata? Scarlett non aveva nessuna intenzione di sopportare una cosa del genere, suo fratello poteva anche scordarselo!
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Lucas: ‘giorno Scarlett, tutto bene?

Sua sorella non gli aveva ancora urlato contro, ma la sua espressione seria gli fece pensare che il peggio non fosse ancora passato.

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Scarlett: Lucas, ho anch’io qualcosa da dirti.
Lucas: eh?
Scarlett: tu sei libero di abitare dove ti pare e con chi ti pare. Ma anch’io posso fare lo stesso. E mi sono stufata di rimanere qui, e di farmi dire da tutti quello che posso e non posso fare!
Lucas: (spiazzato) che? E dove penseresti di andare?
Scarlett: mi cercherò un appartamento, o qualcosa del genere.
Lucas: ma… e alla mamma cosa pensi di dire?
Scarlett: la mamma? Voglio proprio vedere quanto ci mette ad accorgersi che non abito più qui.
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#389

Poteva sembrare un’esagerazione, ma Scarlett non ce la faceva davvero più a vivere nella stessa casa di sua madre e di suo fratello, li trovava sempre più assillanti. Danielle era solo stata la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso.

Ci aveva impiegato più tempo di quanto pensasse, ma alla fine era riuscita a trovare un appartamento che faceva proprio al caso suo. Era a Londra, quindi non troppo lontano da dove lavorava. In più, visto che anche tutti gli altri inquilini del condominio erano maghi, non doveva neanche preoccuparsi di nascondere i gufi postini o di evitare di smaterializzarsi nel bel mezzo del salotto.

I suoi amici erano rimasti un po’ sorpresi quando avevano saputo che si trasferiva da sola a Londra, ma avevano lo stesso appoggiato questa sua decisione e si erano anche proposti di aiutarla con il trasloco.

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Scarlett: pronti?
Randall: sì. Iniziamo a portare dentro i mobili?

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Isabelle: l’orsetto dove lo posso mettere?
Scarlett: prova in camera, sulla scrivania.
Isabelle: vaaa bene!
Randall: ehi Will, vieni a darmi una mano in cucina?
William: un secondo, ho quasi finito.

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Scarlett: non li starai mica mettendo in ordine alfabetico, vero?
William: e se anche fosse?
Scarlett: abbiamo ancora un sacco di roba da fare, e poi…
William: continuando con questo ritmo finiremo tra un’ora e mezza, c’è tutto il tempo per fare le cose come si deve.
Scarlett: (scuotendo la testa) vabbè, fa’ un po’ come ti pare. Se ti serve una mano siamo di là, ok?
William: ah ah.

Più che infastidita Scarlett si sarebbe detta sorpresa: chi l’avrebbe mai detto che Will fosse pignolo fino a quel punto?

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Isabelle: ma c’è un quadro qui!
Scarlett: ehi, è vero! Non l’avevo ancora visto!

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Scarlett: ehi tu, nel quadro, ci senti?
???: alfiere in D4.
Randall: mi sa che non ci sente.
???: certo che vi sento. Stavo solo pensando a che mossa fare.
Scarlett: (cauta) ok... ehm, come possiamo chiamarti?
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#390

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???: io sono Yvonne. Gioco a scacchi. E adesso è il tuo turno.
Scarlett: mi dispiace, ma adesso non abbiamo proprio tempo. Magari un’altra volta, va bene?
Yvonne: vorrà dire che valuterò le mie mosse.

Detto questo, la ragazza ritratta nel quadro tornò a concentrarsi sulla scacchiera di fronte a lei, muovendo ogni tanto qualche pezzo.

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Randall: (sottovoce) vuoi tenerlo qui quel quadro? Potremmo anche provare a spostarla sennò.
Scarlett: (sottovoce) no, lasciatela pure là. Sembra simpatica.
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Anche se avevano potuto aiutarsi con la magia, era stata comunque una faticaccia finire quel trasloco.
Erano tutti stanchi morti e impolverati e la casa era ancora molto spoglia, ma erano anche tutti molto soddisfatti di quello che erano riusciti a fare.

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Scarlett: grazie per l’aiuto, ragazzi.
Isabelle: non c’è di che, è stato un piacere.
Randall: e poi ci stai offrendo la pizza, no?
Scarlett: (ridendo) certo che sì, dopo aver passato tutto il giorno a spostare scatoloni ve la siete proprio meritata.

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William: (sorpreso) uhm?
Randall: hai Visto qualcosa?
William: stanno per bussare.
Scarlett: cosa? E chi è?
William: ... credo che sia meglio se lo vedi di persona.

Un po’ preoccupata da tutto quel mistero, Scarlett si alzò per andare verso la porta. In effetti proprio in quel momento iniziarono a bussare.

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Scarlett: mamma, Lucas?
Sig.ra Davies: ho sentito parlare di pizza, ce n’è ancora un po’?
Scarlett: … sì, è a tavola.
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