I quattro colori di Hogwarts

Raccontaci le tue storie di gioco!
Da quelle inventate alle sfide che hai intrapreso!
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#431

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Isabelle: (sottovoce) speriamo che il travestimento regga, non vorrei che i capelli tornassero castani proprio in mezzo al suo negozio!
Handir: (sottovoce) Randall sa fare quell’incantesimo a occhi chiusi, se ha detto che durerà per tre ore io mi fido.
Isabelle: (sottovoce) adesso però sta’ attento anche tu, soprattutto non farti vedere!
Handir: (tranquillo) è pieno di cespugli qua attorno, non sarà un problema.

Detto questo fece ancora un cenno del capo e con un passo andò nei cespugli al bordo della strada. In effetti nel giro di un istante era sparito dalla vista. Le aveva spiegato molte volte come faceva, ma si trattava di magia da elfi e Isabelle non riusciva mai a seguire la spiegazione fino in fondo.

Ad ogni modo, non era di questo che doveva preoccuparsi adesso. Doveva piuttosto pensare a come essere una cliente credibile e a cercare indizi. Se il signor Bradshaw nascondeva loro qualcosa doveva pur aver lasciato qualche traccia, giusto?

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All’interno il negozio sembrava un’attività commerciale come tante. Su una mensola capeggiava già il famigerato telefono inventato da Randall, evidentemente il signor Bradshaw era talmente sicuro di poter ottenere facilmente quel brevetto da prepararsi a iniziare le vendite il prima possibile. Ma quello non era l’unico oggetto in esposizione: numerosi ninnoli, strumenti magici di vario genere e pozioni riempivano disordinatamente l’intero negozio, rendendo difficile identificare quale fosse il prodotto principale venduto in quel posto.

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Sig. Bradshaw: signorina, prego, si accomodi! In cosa posso esserle utile?

Doveva inventarsi qualcosa che tenesse occupato il proprietario per un tempo sufficiente a darle modo di guardarsi attorno per almeno qualche minuto senza essere disturbata. Visto che tra la miriade di prodotti in esposizione sembravano anche esserci ingredienti per preparare pozioni, forse aveva un’idea...

Isabelle: buongiorno. Ho sentito dire che qui avete un’ampia scelta di ingredienti per pozioni, e io avrei assolutamente bisogno di un po’ di polvere di corno di bicorno per finire una pozione, non vorrei proprio doverla ricominciare da capo!
Sig. Bradshaw: lei è proprio fortunata, signorina! Ne ho ricevuto un po’ proprio la scorsa settimana.

Cosa? Aveva del corno di bicorno in negozio? A mala pena i professori di pozioni di Hogwarts riuscivano a reperirla, come faceva un negozietto come quello ad averne per davvero?

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Mentre il proprietario era girato di spalle verso gli scaffali su cui teneva i suoi ingredienti per pozioni, Isabelle allungò il collo per vedere cos’altro avesse. C’erano delle mosche criospa, della pelle tritata di Girilacco, e anche…

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Sig. Bradshaw: fanno cinque galeoni.

Presa alla sprovvista, Isabelle si mise ad armeggiare con il suo portamonete cercando i cinque galeoni. Era una cifra esorbitante, non c’era modo che potesse pagare!

Isabelle: (imbarazzata) ... sono desolata, ma non credo di avere con me abbastanza denaro con me. Credo che dovrò ritornare in un altro momento, mi scusi per il disturbo.
Sig. Bradshaw: nessun disturbo signorina! Torni quando le è più comodo!
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#432

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Handir non si aspettava di trovare granché in giardino, dopotutto gli umani non erano soliti tenere le cose per loro importanti al di fuori dalle loro case. Eppure anche là fuori c’erano alcune cose piuttosto interessanti. Cosa se ne faceva di aiuole di centidonia, lunaria ed erba fondente ad esempio?

(in lontananza) Ding dong

Isabelle stava già uscendo dal negozio, aveva fatto in fretta. Doveva darsi una mossa ad andarsene anche lui e capire cosa fosse successo.
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Isabelle: (seria) in negozio ha polvere di corno di bicorno, mosche criospa e pelle tritata di Girilacco.
Handir: mentre in giardino coltiva centidonia, lunaria ed erba fondente.
Victoria: (confusa) e quindi?
Isabelle: potrebbe essere un caso, però questi sono tutti ingredienti della pozione polisucco*.
Handir: degli ingredienti molto rari, per essere precisi.
Randall: vorresti dire che...
Isabelle: sì, temiamo che il signor Bradshaw potrebbe non essere per davvero il signor Bradshaw.

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Erano tutti impegnati a riflettere sulle conseguenze di quanto avevano appena scoperto, quando un gufo iniziò a raspare insistentemente alla finestra. Erano tutti talmente tesi da sobbalzare perfino per quel piccolo rumore.

Randall: è la risposta di Lucas!
Isabelle: dice qualcosa di Scarlett?

Ciao Randall, mi hanno detto che hai aperto un negozio, come va?
Riguardo mia sorella, non ne so molto più di te. So solo che ha preso un giorno di vacanza dal lavoro, ma non ho però idea di dove sia andata. Ti consiglierei di scrivere direttamente a lei, questo gufo sembra in forma e quindi dovrebbe riuscire a trovarla senza troppi problemi.

Mi spiace per non esserti stato utile

Lucas D.


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Isabelle: (sorpresa) è in... vacanza? Non mi aveva detto niente!
Randall: ma dove si sarà cacciata?
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#433

Capitolo 60.11:
Sorpresa!


Nel frattempo, nell’Ufficio delle Passaporte del MACUSA, New York

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Stupide passaporte, quella volta il viaggio era stato anche peggio del solito, gli girava ancora la testa…

???: SORPRESA!

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William: ma che!?

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William: Scarlett, ma che ci fai tu qui? Vuoi farmi prendere un colpo?
Scarlett: che è quella faccia, non dirmi che non te l’aspettavi!

Scarlett si divertì un mondo a vedere la serie di espressioni che si susseguirono sulla faccia di Will: prima la confusione più totale, sostituita poi da uno sconcerto crescente man mano che metteva insieme i pezzi e iniziava a capire cosa doveva essere successo.

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William: non vorrai dirmi che sei venuta fin qui solo per quella scommessa?
Scarlett: dici così solo perché hai perso!

Eppure era stato proprio lui, la sera precedente, a darle l’idea. Quando si era materializzato alla festa si era guardato attorno con aria confusa per parecchi secondi prima di riuscire a mettere a fuoco dove si trovasse. Era abbastanza normale essere disorientati dopo essere comparsi in un posto del tutto diverso da quello da cui eri partito, soprattutto quando non si era ancora abituati alle smaterializzazioni, ma non aveva mai visto nessuno confuso quanto lo era stato Will. Dovevano c’entrare le sue Premonizioni: in linea di massima lui Vedeva quello che stava per succedere attorno a lui, quindi spostarsi di punto in bianco in un posto completamente diverso doveva causare parecchia confusione al suo Occhio Interiore.

Ad ogni modo, tutto questo non rendeva meno divertente la situazione e, soprattutto, significava che era riuscita a vincere quella scommessa apparentemente impossibile in un tempo record!

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William intanto si era lasciato scappare un mezzo sorriso, non pensava che Scarlett avesse notato quel dettaglio. Era proprio riuscita a fregarlo.

William: un'idea del genere poteva venire solo a te, lo sai?
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#434

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William: e adesso cosa pensi di fare?
Scarlett: (vaga) non saprei. Visto che sono qui, penso che darò un’occhiata in giro.
William: ma oggi non dovresti lavorare?
Scarlett: ... ho preso un giorno di ferie, ok?

Will non sembrava per niente convinto, ma avrebbe fatto meglio ad accontentarsi. Poteva anche aver capito che fosse preoccupata per qualcosa, e anche che c’entrasse la punizione che le aveva dato il suo capo, ma questo non voleva dire che lei fosse già disposta a parlargliene. Quello che voleva fare era pensare ad altro per un po’, e chi conosce un modo migliore per farlo che vedere una città nuova?

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Scarlett: che ne so, pensavo di visitare un po' New York, mentre ci sono.
William: uhm, come vuoi. Ti consiglio l’Empire State Building. Buon giro.
Scarlett: cosa? Mi lasci andare da sola?
William: se prima di catapultarti qui mi avessi chiesto qualcosa, ti avrei detto che oggi ho roba importante da fare.
Scarlett: che tipo di roba?
William: devo provare delle vecchie sfere di cristallo, per vedere quali funzionano ancora e quali no.
Scarlett: suona come una noia mortale.
William: non ho detto che sarebbe stato divertente.
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Lorenzo: ma c’è davvero anche un regolamento sull’ordine della mia camera?
Cassy: vuoi dire che non hai letto la copia del regolamento generale che ti ho dato a giugno?
Lorenzo: ehm, in effetti...
Cassy: (esasperata) sei un mago, no? Quanto ti ci può volere per mettere in ordine questo posto?
Lorenzo: (scocciato) va bene, va bene…

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Lorenzo prese la sua bacchetta, la agitò in aria con aria distratta e comandò ai vestiti, libri e cianfrusaglie nella sua metà di camera di tornare al loro posto. Mica era un pignolo perfettino come il suo compagno di stanza, lui in quel disordine si trovava bene.

Un discreto numero di fogli, indumenti e pennelli stava ancora svolazzando per aria, quando Cassy allungò una mano per afferrare una foto:

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Cassy: e questa che cos’è? Sembra una foto di William...
Lorenzo: (curioso) cosa? Fa’ vedere!
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#435

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Lorenzo: ehi, ma allora qualche amico ce l’ha pure lui!

Cassy si limitò a scuotere la testa con rassegnazione, prima di aggiungere:

Cassy: cerca di sbrigarti, il tuo compagno di stanza sta per tornare.
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Lorenzo: ciao William, com’è andato il viag...

Lorenzo si era bloccato a metà frase quando si era accorto che il suo coinquilino non era solo. E la ragazza con lui sembrava proprio una di quelle che aveva visto nella foto poco prima, capelli come i suoi erano difficili da non riconoscere. Interessante.

Lorenzo: (curioso) ma non ci presenti la tua amica?

William gli rispose con una delle sue famose occhiatacce, ma ormai Lorenzo ci era abituato e non ci fece particolarmente caso.

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Notando che il suo accompagnatore non sembrava minimamente intenzionato a presentarla, la ragazza si fece avanti da sola dicendo:

Scarlett: sono Scarlett Davies, un’amica di Will.
Lorenzo: io invece sono Lorenzo Stradivario. Piacere di conoscerti. (Incuriosito) Tanto per capire, quindi tu puoi chiamarlo Will senza rischiare il linciaggio?
Scarlett: ehm, ecco...

L’occhiataccia che William lanciò a Lorenzo fu sufficiente a fargli capire che forse era meglio non insistere. Ma la curiosità era troppa, quindi si arrischiò ad aggiungere:

Lorenzo: (sottovoce) ma quindi siete davvero amici?
Scarlett: (sottovoce) ehm ... diciamo che quando si dimentica di fare il rompiscatole migliora parecchio.

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Cassy: ehm ehm. Quindi saresti una visitatrice? E non hai pensato di avvisarci prima di venire qui?
Scarlett: in effetti è stata una decisione dell’ultimo minuto.
Cassy: (severa) uhm. In via del tutto straordinaria, per questa volta ti lascerò entrare. Ma dovrai compilare lo stesso tutta la modulistica, quindi seguimi!
Scarlett: (perplessa) modulistica?
William: (sottovoce) ti conviene darle retta, o ti perseguiterà per tutto il giorno.
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Dopo essersi scollata di dosso Lorenzo ed aver compilato tutte le scartoffie che Cassy le aveva rifilato, Scarlett si era fatta accompagnare da Will a visitare il resto dell’edificio. Aveva ragione, non c’era poi molto da vedere là dentro. Si erano presto ritrovati sul tetto di quel basso edificio, con i famosi grattacieli di Manhattan lontani sullo sfondo e il rumore degli onnipresenti veicoli babbani in strada.

William: adesso però devo tornare di sotto, ho un paio di cose urgenti da finire.
Scarlett: no problem, troverò qualcosa da fare.
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#436

Doveva proprio avere una brutta cera per far preoccupare così pure Will, stava cercando addirittura di essere gentile. O per lo meno, gentile per la scala di gentilezza di Will. Era davvero così evidente che fosse giù di morale?

Erano già passati due giorni dalla punizione che i suoi capi le avevano dato per aver nascosto Handir al Ministero, ma non riusciva ancora a togliersi dalla testa quello che era successo. Neanche andare fino a New York era bastato a distrarla, e senza neppure accorgersene non appena rimase da sola si ritrovò a riflettere su quello che le era successo e che non aveva ancora detto a nessuno.

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Will ritornò un paio di ore più tardi. Doveva già aver Previsto che l’avrebbe trovata lassù, perché non sembrava neanche sorpreso di vederla proprio lì dove l’aveva lasciata. Senza dirle niente, si limitò a sedersi a accanto a lei.

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Scarlett: non fare quella faccia, sto bene.
William: (scettico) ne sei proprio sicura?

Scarlett gli lanciò un’occhiataccia, ma era talmente giù di morale da non riuscire a risultare davvero minacciosa.

William: che punizione ti ha dato il tuo Capo?
Scarlett: (esasperata) e va bene, te lo racconto! Ma solo per farti smettere di fare quella faccia!


Due giorni prima, subito dopo l’incontro con la signora Ministro

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Sig. Clarke: la signora Ministro è stata fin troppo gentile, e forse la sua decisione può andare bene per i civili. Ma da lei, signorina, mi aspettavo un po’ di buon senso in più. Avrebbe dovuto comunicarci immediatamente tutto quello che sapeva.
Scarlett:... sì, signore.
Sig. Clarke: per questo, come punizione, dovrà fare un turno di guardia intero ad Azkaban.

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Scarlett: cosa!? Ma ad Azkaban...
Sig. Clarke: questo è quanto. In futuro mi aspetto più attenzione da parte sua. Per oggi siete tutti congedati, tornate pure a casa vostra.





Il giorno seguente, prigione di Azkaban

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Poteva anche essere ad Azkaban, ma questo non significava che dovesse per forza incontrare lui. E poi, anche se l’avesse incontrato, non era mica obbligata a parlargli. Era solo un banale turno di guardia, un paio d’ore e sarebbe potuta ritornare a casa sua.
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#437

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Sig. Davies: (sorpreso) aspetta! Scarlett, sei proprio tu?

Scarlett lo ignorò, accelerando il passo per allontanarsi il prima possibile.

Sig. Davies: Scarlett, aspetta per favore!
Scarlett: (arrabbiata) non ho nessuna intenzione di parlare con te!
Sig. Davies: non potresti almeno restare lì ad ascoltare quello che ho da dire?


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Sig. Davies: mi dispiace immensamente per quello che ho fatto passare a Kristine, Lucas e te. Devi credermi, per il rimorso non riesco neanche più a dormire!
Scarlett: ...
Sig. Davies: ... però c’erano altre persone avevano più bisogno di voi del mio aiuto. Aurora aveva bisogno di una cura, e tutti quei babbani di qualcuno che facesse sentire la loro voce. Non sono forse cose importanti anche queste?


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Scarlett: guarda che sei finito ad Azkaban per violazione grave dello Statuto Internazionale di Segretezza e per atti vandalici. Resterai qui per almeno altri due anni.
Sig. Davies: ho fatto le mie scelte. Mi sono solo limitato a fare quello che pensavo fosse giusto, sempre. E adesso devo accettarne le conseguenze.
Scarlett: ...
Sig. Davies: (rassegnato) sta’ attenta, Scarlett. A sfidare la legge, anche se pensi che sia per una buona causa, rischi di perdere anche quello che ti sta più a cuore.




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Scarlett: e poi me ne sono andata, non ne potevo più!

Will l’aveva ascoltata in silenzio e, in effetti, era meglio così: Scarlett non sarebbe riuscita a dire tutto quello che le passava per la testa se l’avesse interrotta di continuo.

Scarlett: ... lui è un criminale, ha portato un gruppetto di babbani a seminare il caos per tutte le isole Britanniche per quasi un anno. E ha pure abbandonato me, la mamma e Lucas per farlo. Però... lui ha fatto tutto questo per salvare Aurora, e perché pensava di aiutare gli altri babbani che erano con loro...

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Scarlett: il punto è che, se fossi stata al suo posto, non so cos’avrei fatto. Forse avrei fatto anch’io lo stesso, come faccio a saperlo? E poi, a pensarci bene, anche noi abbiamo sempre infranto una marea di regole e leggi. Siamo davvero tanto diversi da lui? E, da ora in poi, che cosa dovremmo fare?

Prima di risponderle, William si prese un attimo per riflettere. Era da un sacco di tempo che non la vedeva tanto scossa per qualcosa.

William: quando si prende una scelta, si pensa sempre che sia la cosa giusta da fare. Ma non si può mai essere sicuri di cosa comporterà.
Scarlett: neanche prevedendo il futuro, vero?
William: non è così semplice, purtroppo.
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#438

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William: Scarlett, tuo padre può anche essere partito da alcune idee condivisibili. Ma fondando la Resistenza ha superato il limite, e per questo è finito ad Azkaban. Tu però non avresti mai fatto una cosa del genere.
Scarlett: …
William: soprattutto, tu non avresti mai lasciato indietro nessuno.
Scarlett: come fai ad esserne sicuro?
William: da quanto tempo ci conosciamo, diec’anni?
Scarlett: ... sì, più o meno sì.
William: e allora non pensi che possa conoscerti almeno un po’?

Senza farci troppo caso, Scarlett si lasciò sfuggire un mezzo sorriso. Aveva fatto bene ad andare a New York, dopotutto.

Scarlett: (un po' rassicurata) grazie, Will. Davvero.

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#439

Capitolo 61.11:
Una strada pericolosa


Scarlett: Will, svegliati! E vedi di darti una mossa!

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William: (assonnato) ma sei ancora qui?
Scarlett: non fare storie, abbiamo da fare.
William: abbiamo?

Scarlett stava per iniziare spiegargli cosa fosse successo, quando venne interrotta da una sonora russata di Lorenzo.

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Scarlett: ma non si è svegliato?
William: (sbadigliando) non basterebbe neppure una strillettera.

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William: posso almeno chiederti perché sei già in piedi alle sei di mattina? E soprattutto come hai fatto ad entrare qui?

Dopo essere stato buttato giù dal letto, William stava ancora sbadigliando vistosamente mentre cercava vanamente di svegliarsi almeno un po’ con del caffè. Scarlett invece aveva già ripreso a comportarsi come suo solito, le era davvero passata così in fretta?

Scarlett: Randall mi ha mandato una lettera urgentissima. Ne ha scritta una anche a te, ma tu e quell’altro russavate talmente tanto da non sentire neanche il gufo alla finestra. E per la porta, Cassy mi ha lasciato un pass per entrare. Non avrai mica pensato che avessi scassinato l’ingresso, vero?
William: (rassegnato) una lettera urgentissima. Cos’è successo stavolta?
Scarlett: a quanto pare un altro negozio si è messo a vendere dei telefoni come quelli di Randall, fregandosene del brevetto. E non possono chiedere l’aiuto degli Auror, perché…
William: … perché chi li ricatta sembra di sapere tutto di Victoria, e quindi li minaccia di denunciarli al Ministero.
Scarlett: esatto. Quindi noi e Isabelle siamo gli unici che possano aiutarli.

No, stava continuando a pensarci. Ma non voleva neanche lasciare i suoi amici nel bel mezzo di un problema di quelle proporzioni. Come facevano a finire sempre in casini simili, tra l’altro?

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William: (stanco) quanto tempo abbiamo?
Scarlett: fino a mezzanotte.
William: ah.
Scarlett: che c’è?
William: temo che potremmo già essere in ritardo, allora. Ci sono cinque ore di fuso orario tra qui e Londra, là saranno già le undici di mattina passate. E non ci sarà nessuna passaporta per almeno mezza giornata.
Scarlett: cosa?! Quindi siamo bloccati qui?
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Isabelle e Handir si stavano preparando per raggiungere Randall al suo negozio, quando vennero sorpresi da qualcuno che bussava alla loro porta.

Toc toc

Isabelle: (perplessa) arrivo!
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#440

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Lo stupore dei due aumentò ulteriormente quando videro due maghi aggirarsi nel giardino di fronte a casa loro. Erano già in ritardo, questa non ci voleva proprio.

Isabelle: ehm, buongiorno. Come posso aiutarvi?
???: buongiorno a lei, signorina Harris e signor… mi scusi, qual è il suo cognome?
Handir: io non ce l’ho un cognome.
???: ah.

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???: Ehm, ad ogni modo, siamo la rappresentanza mandata dal Ministero della Magia per cercare di sancire un accordo con gli elfi che abitano la Foresta Proibita. Su suggerimento della Signora Ministro della Magia, vorremmo chiedervi di unirvi alla nostra delegazione.
? ?: sì, anche perché senza il vostro aiuto non sapremmo come raggiungerli, gli elfi.
Isabelle: ah.

Era prevedibile che prima o poi il Ministero della Magia avrebbe tentato qualche iniziativa del genere, e anzi sia lei che Handir speravano che sistemassero la faccenda il più in fretta possibile. Non si aspettavano però che potessero coinvolgerli in quel modo, tantomeno in un momento tanto inopportuno e senza dare nessun tipo di preavviso.
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Negozio di Randall, tardo pomeriggio

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Hershel: i tuoi amici non sono ancora arrivati, a questo punto non credo che ci resti abbastanza tempo per…
Randall: (rassegnato) lo so.

Più ci ragionava e meno idee aveva su come uscire da quel guaio. Quel mattino Isabelle e Handir non erano tornati, anche se la sera precedente avevano promesso che li avrebbero raggiunti il prima possibile. E aveva anche sperato fino all’ultimo che Scarlett o William si facessero vivi, anche perché di solito era sempre uno di loro due a spronare il gruppo e a elaborare un buon piano quando si trovavano in situazioni pericolose. Poteva andare peggio di così?

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A quel punto non gli restava che farsi coraggio e trovare un modo di cavarsela da soli. Forse tra di loro non c’era nessuno con un addestramento da Auror alle spalle, nessuno che sapesse predire il futuro e neppure nessuno che sapesse curarti con un colpo di bacchetta, ma questo in fondo non significava che non potessero risolvere la faccenda anche da soli.

Randall: (serio) ci restano solo poche d’ore, andiamo.
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Victoria: (sottovoce) credo che ci sia solo il vecchio proprietario, non vedo nessun altro.
Randall: ...

Possibile che fosse davvero così facile?
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